di Angelo Costa Giornata di celebrazioni: Dante alla partenza da Ravenna, la prima maglia rosa Learco Guerra passando da Mantova e un velocista italiano a Verona. Non l’atteso portabandiera Viviani, ancora una volta disperso nel traffico del volatone, ma Giacomo Nizzolo (foto), che di vessilli ne indossa addirittura due, quello di campione europeo e quello di italiano. Sprint anomalo, lanciandosi da lontano per non farsi beffare dall’allungo a sorpresa di Affini, ma soprattutto una liberazione: al...

di Angelo Costa

Giornata di celebrazioni: Dante alla partenza da Ravenna, la prima maglia rosa Learco Guerra passando da Mantova e un velocista italiano a Verona. Non l’atteso portabandiera Viviani, ancora una volta disperso nel traffico del volatone, ma Giacomo Nizzolo (foto), che di vessilli ne indossa addirittura due, quello di campione europeo e quello di italiano. Sprint anomalo, lanciandosi da lontano per non farsi beffare dall’allungo a sorpresa di Affini, ma soprattutto una liberazione: al Giro il milanese aveva raccolto undici secondi posti e cinque terzi, ma a vincere non era riuscito mai. "Per scaramanzia avevo detto che avrei corso per il secondo posto, l’obiettivo era riuscire a fare la volata: ero un po’ indietro, per non restar chiuso ho deciso di sfidare il vento e mi sono buttato", la versione di Nizzolo, 32 anni, due volte in maglia ciclamino al Giro, riconoscibile per l’originale casco sul quale ha dipinto l’autocertificazione per gli spostamenti in era covid. E’ lui a chiudere l’ultimo giorno di quiete prima di una lunga sfida in montagna che inizia oggi con un esame tostissimo, perché non bastasse di suo lo Zoncolan potrebbe esserci il meteo, annunciato con rovesci e temperature invernali, a complicare la corsa.

"Mi aspetto una tappa durissima: sarebbe speciale vincerla. E’ un Giro disegnato come piace a me, con tappe e salite lunghe: da qui in poi ci saranno distacchi pesanti, mi aspetto subito battaglia", dice Bernal, che lo Zoncolan l’ha studiato solo sulla cartina come molti dei suoi avversari. Gli è bastato per capire che gli ultimi tre chilometri, con pendenze assassine, saranno quelli dove la fatica presenterà il conto: a sentire il colombiano rosa, difendere la maglia è il primo obiettivo, ma per come ha corso fin qui c’è da aspettarsi che sia ancora lui il primo a dare una scrollata alla classifica.

Non è solo la classifica a segnalare che il primo dei pericoli per Bernal si chiama Vlasov: attento e lucido, oltre che guidato alla perfezione dall’ammiraglia, il russo si presenta sul suo terreno preferito nella posizione in cui voleva essere. Scalatore puro, adesso ha il terreno per esprimersi e non solo per evitare danni. Vale per lui come per tutti gli altri, da Caruso a Carthy, da Yates allo stesso Evenepoel: per cominciare a recuperar terreno, è ora di mettersi al lavoro. C’è insomma aria che sulla montagna friulana dai molti nomi (Kaiser, Mostro, chi più ne ha più ne metta), a dispetto del termometro possa far caldo: in un Giro così, non sarebbe nemmeno una grande novità.