Nel segno dei Milwaukee Bucks o della voglia dei Lakers e di LeBron James di riprendersi lo scettro?

Macché, sarà il Covid – dopo la bolla di Orlando dell’anno scorso – a farla ancora da padrone. Il Covid e le bizze dei giocatori, che non parlano, non vogliono farlo. O, se lo fanno, magari, esagerano. Come nel caso di Irving, la stella dei Nets, per ora fuori squadra perché non si vaccina. E non disponendo del Green pass non può giocare nelle partite a New York. Rivendica una libera decisione – ci mancherebbe – il prode Kyrie. Poi, però, tra le righe, lascia intuire che lui, come giocatore di basket e come star dei canestri, magari si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso.

Così va il mondo: i problemi dei Nets, che per ora l’hanno messo fuori squadra, vanno di pari passo con le difficoltà dei Sixers e di una delle stelle designate, Ben Simmons, che ha ripreso ad allenarsi solo negli ultimi giorni.

Comunque vada a finire, però, scatta finalmente il campionato Nba: stagione speciale perché è la numero 75.

Si riparte dalla finale dello scorso anno, vinta dai Bucks in rimonta sui Suns dell’Arizona. Antetokounmpo proverà ancora a fare la voce grossa. Ma nel frattempo il solito LeBron, che a fine anno compirà 37 anni, ha allargato la sua cerchia di amici portando in California anche Russell Westbrook. Sulla carta una squadra ben assortita e fisica, poi dipenderà dagli acciacchi. E se la finale fosse di nuovo, come accadeva negli anni Ottata, Los Angeles-Philadelphia?