di Mattia Todisco Il grande ex è rimasto in silenzio. La strategia comunicativa non si riassume solo in un fiume di parole. Josè Mourinho, il più atteso oggi all’Olimpico per Roma-Inter (inizio alle 18) ha passato la vigilia senza rilasciare dichiarazioni. Ha evitato di aggiungere ulteriori carichi a una situazione pesante, per la Roma, reduce da una sconfitta a Bologna con strascichi polemici per la direzione arbitrale. Due cartellini gialli hanno portato alla squalifica per Karsdorp e Abraham, in una squadra già priva degli...

di Mattia Todisco

Il grande ex è rimasto in silenzio. La strategia comunicativa non si riassume solo in un fiume di parole. Josè Mourinho, il più atteso oggi all’Olimpico per Roma-Inter (inizio alle 18) ha passato la vigilia senza rilasciare dichiarazioni. Ha evitato di aggiungere ulteriori carichi a una situazione pesante, per la Roma, reduce da una sconfitta a Bologna con strascichi polemici per la direzione arbitrale. Due cartellini gialli hanno portato alla squalifica per Karsdorp e Abraham, in una squadra già priva degli infortunati Pellegrini, El Shaarawy e Spinazzola, con Felix e Villar fermati dal Covid. Anche Inzaghi ha qualche defezione, ma la profondità della rosa è diversa, come differente è il momento. Qualche anno fa, forse, Mou avrebbe deciso in altra maniera. Sarebbe esploso in conferenza e si sarebbe preso la scena, come fece nel 2009 dopo un 2-2 a San Siro tra Inter e Roma in cui i giallorossi lamentarono la concessione di un rigore ottenuto e siglato da Balotelli. Pochi giorni dopo, alla vigilia di una semifinale di Coppa Italia contro la Sampdoria, il portoghese si produsse nel celebre show degli "zero tituli" e della "prostitussione intellectuale". Qualcosa è cambiato, nel comportamento del lusitano, che si è limitato a una lamentela dai toni non infernali al Dall’Ara. I due tecnici si affronteranno per la prima volta. L’allenatore interista tornerà in città da avversario, dove è già stato qualche settimana fa per un Lazio-Inter che aveva più o meno lo stesso sapore avvertito da Mourinho oggi. L’emozione del passato, di anni sulla cresta dell’onda. Il Triplete del 2010, l’imperitura gratitudine del popolo nerazzurro che certamente, con la sua rappresentanza a Roma, farà sentire gli stessi cori riservati negli ultimi due impegni a Cordoba e Thiago Motta. Entrambi erano parte di quel granitico gruppo che firmò l’impresa, vincendo in un mese Scudetto, Coppa Italia e Champions League come nessun altro ha fatto in Italia. Gli undici anni passati da allora sono stati costellati di alti e bassi sia per il club che per il portoghese. Solo in questa stagione si è rivisto il tricolore sulle maglie nerazzurre, mentre Mou ha raccolto importanti successi con Real e United, ma anche qualche batosta, l’ultima col Tottenham, senza più riuscire a mettere le mani sulla coppa dalle grandi orecchie. Mou è ripartito da un progetto in cui deve lavorare dalle radici, da un ambiente che vive di sbalzi emozionali e nel quale ha portato un’iniziale ventata di ottimismo e freschezza, prima di qualche sberla (i sei gol subiti dal Bodo Glimt su tutte). Da qui un Roma-Inter che vale in chiave scudetto solo guardando dalla sponda nerazzurra. Undici anni fa ci si sarebbe giocati un "titulo".