di Paolo Grilli E’ il paradosso di Pirlo. I suoi illustri predecessori, Allegri e Sarri, furono giubilati dalla Juve pur avendo appena aggiunto un altro scudetto alla collezione bianconera. Pesava troppo, in entrambi i casi, un’eliminazione precoce dalla Champions ritenuta non in linea con il lignaggio della Signora, tanto meno con le sue ambizioni. Il ‘Maestro’, invece, dopo il disastro agli ottavi col Porto, può giocarsi ancora residue chances di restare sulla panchina godendo di una sorta di immunità che il club ha voluto dare all’iniziatore di un nuovo progetto. Senza dimenticare poi che Pirlo resta un vantaggio in termini economici alla Continassa, pesando molto meno sul bilancio di quanto non facesse chi l’ha preceduto. La serataccia della Juve, però, è stata tale da rimettere in discussione...

di Paolo Grilli

E’ il paradosso di Pirlo. I suoi illustri predecessori, Allegri e Sarri, furono giubilati dalla Juve pur avendo appena aggiunto un altro scudetto alla collezione bianconera. Pesava troppo, in entrambi i casi, un’eliminazione precoce dalla Champions ritenuta non in linea con il lignaggio della Signora, tanto meno con le sue ambizioni.

Il ‘Maestro’, invece, dopo il disastro agli ottavi col Porto, può giocarsi ancora residue chances di restare sulla panchina godendo di una sorta di immunità che il club ha voluto dare all’iniziatore di un nuovo progetto. Senza dimenticare poi che Pirlo resta un vantaggio in termini economici alla Continassa, pesando molto meno sul bilancio di quanto non facesse chi l’ha preceduto.

La serataccia della Juve, però, è stata tale da rimettere in discussione tutto. E forse solo la vittoria in Coppa Italia, a maggio, e un finale di campionato all’altezza del blasone, provando ancora a tallonare la lanciatissima Inter, potrebbero riabilitare un tecnico che in tutti questi mesi non ha saputo dotare la squadra della qualità più preziosa: la costanza di rendimento. Quanto di pù necessario per chi lotta su tre fronti puntando unicamente alla vittoria finale.

Gli infortuni (vedi Dybala) e gli stop per Covid hanno fatto la loro parte, ma le amnesie in campo dei bianconeri, parenti strette della fragilità caratteriale di squadra, hanno abbondato fin da settembre disseminandola di troppi passi falsi.

Il popolo del web ha già condannato Pirlo dopo la débacle: il club no, ma chi non ha saputo attuare la rivoluzione promessa è senz’altro sotto processo. E sullo sfondo già si delineano le figure di chi potrebbe prendere posto sulla panchina bianconera in futuro. Allegri, clamorosamente rimasto ancora a spasso. O Zidane, juventino nel profondo dell’animo e quasi ai titoli di coda col Real. Attenzione poi a Del Piero, che sta seguendo il corso allenatori a Coverciano e che potrebbe rientrare a vario titolo in uno staff tecnico eventualmente da rifondare. Certo, per un suo ritorno a Torino andrebbe ricucito del tutto il rapporto col presidente Agnelli.

Se Pirlo è più che in discussione, non può non esserlo anche chi l’ha voluto alla guida della presunta corazzata: Fabio Paratici. Il direttore sportivo bianconero è in scadenza a giugno, e di un suo rinnovo non c’è ancora sentore. Certo è che le sue operazioni sul mercato, da Ronaldo in giù (proprio al termine dell’era Marotta) non hanno reso sempre in termini eccelsi alla prova del campo. Se Chiesa si è confermato già un top player, come De Ligt, altrettanto non si può dire di Arthur, Rabiot, Ramsey e Demiral, tutti in campo martedì in una gara che ha amplificato i limiti del gruppo invece di estinguerli una volta per tutte. Quanto a McKennie e Kulusevski, poi, è evidente tutto il loro potenziale ma nemmeno loro hanno poi fatto la differenza nel momento più importante.

Il flop contro il Porto, dopo i due precedenti in Champions contro il Lione sempre agli ottavi e con l’Ajax ai quarti, sa tanto di terzo indizio che fa una prova: la Signora è ora lontana dai vertici del calcio europeo, e così una rifondazione tecnica è obbligata se quello resta l’orizzonte della società. Probabile che nella Juve 2021-2022 non ci saranno più le bandiere Buffon e Chiellini, ma è ovvio che tutti i discorsi di mercato ruotino intorno a Ronaldo, caduto nell’anonimato martedì in campo proprio nel momento in cui era più atteso.

CR7 gode di un ulteriore anno di contratto ma – Paratici dixit – il rinnovo per ora non è all’ordine del giorno. Ma allora la Juve lascerà che possa andarsene a zero? Impossibile. Tutto è ancora da scrivere, ma pare evidente che uno tra Cristiano, Morata (prestito rinnovabile a 10 milioni per un anno, o riscatto a 35 alla fine della prossima stagione) e Dybala (prolungamento ancora lontano...) non sarà più bianconero nella prossima stagione.

A centrocampo, ripartirà la caccia a un vero playmaker, quello che il pur valido Arthur non è forse non sarà mai. C’è Locatelli in cima alle preferenze, e già si rimpiange che non sia arrivato l’estate scorsa.