di Ubaldo Scanagatta Se non è rinascimento del tennis italiano questo, allora che cos’è? Quale prologo dell’Australian Open si sono concluse nella notte sia la finale dell’ATP Cup che vedeva di fronte l’Italia di Berrettini e Fognini e la Russia di Medvedev e Rublev, sia la finale del torneo ATP 250 Great Ocean Road che all’alba delle 4 italiane ha visto scendere in campo due azzurri, Jannik Sinner e Stefano Travaglia. Quattro italiani (più le due riserve di ATP Cup Bolelli e Vavassori) impegnati in una sola domenica! Davvero mai accaduto in 111 anni di storia italiana della racchetta. Nel 1910...

di Ubaldo Scanagatta

Se non è rinascimento del tennis italiano questo, allora che cos’è? Quale prologo dell’Australian Open si sono concluse nella notte sia la finale dell’ATP Cup che vedeva di fronte l’Italia di Berrettini e Fognini e la Russia di Medvedev e Rublev, sia la finale del torneo ATP 250 Great Ocean Road che all’alba delle 4 italiane ha visto scendere in campo due azzurri, Jannik Sinner e Stefano Travaglia.

Quattro italiani (più le due riserve di ATP Cup Bolelli e Vavassori) impegnati in una sola domenica! Davvero mai accaduto in 111 anni di storia italiana della racchetta. Nel 1910 nacque, a Firenze, la federazione italiana di tennis. Erano 33 anni che non si disputava una finale tutta italiana. L’ultima? A Firenze 1988: Massimiliano Narducci battè Claudio Panatta 36 61 64.

Quella fra Sinner e Travaglia è stata solo la settima tutta azzurra della storia open. Merlo e Gardini giunsero in finale a Roma nel 1955, Pietrangeli e Merlo nel ’57, altri tempi, preistoria.

Sinner ha consumato una crudele vendetta nei confronti del russo Khachanov, n.20 del mondo, che lo aveva battuto 76 al quinto all’ultimo US Open rimontandogli due set. Dopo oltre 3 ore di battaglia, il Pel di Carota della Val Pusteria che aveva servito invano sul 5-4 nel terzo set, gli ha annullato anche un matchpoint sul 5-6 prima di vincere anche lui al tiebreak: 76(4) 46 76 (5). Annullando 12 palle break su 17, ha confermato una saldezza di nervi fuori del comune.

Tutti i top-players gli attribuiscono un futuro radioso. E la grande attenzione mediatica che riscuote a soli 19 anni, fa sì che il pupillo di Riccardo Piatti sia già l’italiano più sponsorizzato di sempre: è testimonial di Nike, Head, Rolex, Lavazza, Alfa Romeo, Fastweb, Parmigiano Reggiano. Eppure quella di stanotte è stata appena la sua seconda finale, dopo quella vinta a Sofia su Pospisil 3 mesi fa.

Per Travaglia è stata la prima. Salirà da n.76 a n.60, meglio di sempre. Ha 29 anni, un percorso rallentato da molti infortuni seri. Ha battuto sia Hurkacz n.29 Atp sia il mancino Monteiro (63 64) n.83.

Il vincitore del Melbourne Great Ocean Road è anche il 69° italiano a conquistare un torneo ATP. Il primo fu nell’agosto ’71 Adriano Panatta che vinse Senigallia battendo Martin Mulligan.

Nella seconda edizione dell’ATP Cup, l’Italia ha sconfitto dopo l’Austria di Thiem e Novak, la Francia di Monfils e Paire, anche la Spagna di Bautista Agut e Carreno Busta. Nadal non è sceso in campo per motivi precauzionali. Il nostro n.1 Berrettini non ha perso un set in 3 singolari, avendo ceduto appena 6 game nei primi due e 8 nel terzo con Bautista Agut. Il redivivo Fognini ha riscattato il k.o. del primo giorno con Novak, battendo sia Paire sia la sua “bestia nera” Carreno Busta: ci aveva perso 7 volte su 7! Con la Russia i “nostri” partivano sfavoriti, anche se Fognini ha battuto Rublev 4 volte su 5 ma in tempi poco recenti. Contro Medvedev Berrettini ha perso l’unico duello in 3 set.

Su www.ubitennis.com tutti quanto accaduto nella notte australiana, risultati, cronache, interviste.