di Mattia Todisco Milano Il momento più importante ta per avvicinarsi. L’Italia venerdì debutta a Roma contro la Turchia. Nonostante sia reduce da uno dei flop più incredibili della propria storia, la squadra azzurra è nel novero delle favorite. Chi ne ha vinto uno, di tornei al livello di un Mondiale o di un Europeo, sa cosa significa nella carriera di un giocatore. Fulvio Collovati, ad esempio, è ancora oggi ricordato per essere stato tra i titolari di Spagna ‘82, l’edizione di "Pablito" Rossi, del trionfo sulla Germania. Agli Europei, invece, non è stato altrettanto fortunato. "Purtroppo no, perché nel 1980 non riuscimmo a conquistare la finale a causa di un pareggio contro il Belgio. Ci...

di Mattia Todisco

Milano

Il momento più importante ta per avvicinarsi. L’Italia venerdì debutta a Roma contro la Turchia. Nonostante sia reduce da uno dei flop più incredibili della propria storia, la squadra azzurra è nel novero delle favorite. Chi ne ha vinto uno, di tornei al livello di un Mondiale o di un Europeo, sa cosa significa nella carriera di un giocatore. Fulvio Collovati, ad esempio, è ancora oggi ricordato per essere stato tra i titolari di Spagna ‘82, l’edizione di "Pablito" Rossi, del trionfo sulla Germania.

Agli Europei, invece, non è stato altrettanto fortunato.

"Purtroppo no, perché nel 1980 non riuscimmo a conquistare la finale a causa di un pareggio contro il Belgio. Ci fu negato un rigore e andarono avanti loro. La formula era un po’ particolare, due gironi da quattro squadre e all’ultimo atto arrivavano le prime. Pareggiammo con la Spagna, vincemmo con l’Inghilterra e facemmo di nuovo pari coi belgi. Pur senza subire gol, disputammo solo la ‘finalina’ per il terzo e quarto posto, perdendo con la Repubblica Ceca. Sbagliai pure un rigore..."

Nel 1984 andò anche peggio. Come mai?

"Non riuscimmo a qualificarci sebbene fossimo campioni del mondo. Forse eravamo un po’ appagati dall’aver appena conquistato Spagna ‘82. Era un torneo completamente diverso, considerato quante squadre giocavano la fase finale. È impossibile fare paragoni con oggi".

Come vede la Nazionale di Mancini?

"La premessa che faccio è che non vedo avversarie imbattibili. Se l’Inghilterra è data tra le favorite, considerato che ha vinto un Mondiale nel ‘66 in casa e nulla più, possiamo stare benissimo tra le prime quattro. Poi è chiaro che il successo dipende da tanti fattori. Però la Germania sta vivendo un ricambio generazionale, la Spagna lo stesso. Forse Francia e Belgio hanno qualcosa in più, ma anche i belgi non sono così abituati a vincere e quello conta tanto".

È d’accordo con chi afferma che la forza degli azzurri sarà nel collettivo più che nel singolo?

"In avanti non abbiamo la grande stella, però ci sono tanti giocatori di qualità. C’è esperienza in difesa e tanti ottimi giocatori a centrocampo. Penso che indubbiamente possa prevalere il gioco di squadra che ha impostato Mancini".

Quanti meriti ha il commissario tecnico nella crescita della Nazionale?

"Molti. Quello maggiore è aver ridato credibilità. Siamo tornati a innamorarci della maglia della nazionale. I club per tanto tempo hanno avuto una via privilegiata, quasi sembrava un fastidio dare i giocatori agli azzurri. Adesso la Nazionale è tornata ad avere la giusta importanza".

Un caso particolare è Donnarumma: in pratica potrebbe disputare un Europeo senza squadra. È un fattore che può distrarlo?

"Secondo me no, perché sono circostanze su cui si parla molto ma alla fine il giocatore, pur giovane, è da tanto tempo sulla scena. Ha giocato già molte partite. Ha le spalle abbastanza larghe e si è confrontato finora con una situazione non semplice. Forse l’ha anche voluta lui. Sa perfettamente che una squadra la troverà. Sarebbe follia pensare che possa finire diversamente". Che cosa significa per un giocatore disputare, magari vincere, un torneo così?

"Basti pensare quanto si parla ancora oggi del Mondiale in Spagna, nonostante sia passato tanto tempo. La Nazionale ti dà orgoglio, convinzione. Ci sono giocatori in questa squadra che devono essere definitivamente consacrati, uno su tutti Barella. Se poi vinci, o comunque se vai bene, ti offre una vetrina internazionale che porta il tuo nome fuori dall’Italia".