di Giulio Mola e Mattia Todisco Un tranquillo weekend col... fiato sospeso. L’Inter è ormai a un passo dalla gloria (lo scudetto), con tre punti da conquistare oggi pomeriggio a Crotone per poi sperare in una frenata dell’Atalanta (obbligata a vincere) col Sassuolo. I festeggiamenti partirebbero già fra poco più di ventiquattro ore, in caso contrario bisognerà aspettare il turno successivo e dunque la partita contro la Sampdoria in programma sabato 8 a San Siro. Pochi giri di lancette, al massimo di giorni, ma lo scudetto non è in discussione. E sul carro è pronto a salire anche il giovane...

di Giulio Mola

e Mattia Todisco

Un tranquillo weekend col... fiato sospeso. L’Inter è ormai a un passo dalla gloria (lo scudetto), con tre punti da conquistare oggi pomeriggio a Crotone per poi sperare in una frenata dell’Atalanta (obbligata a vincere) col Sassuolo. I festeggiamenti partirebbero già fra poco più di ventiquattro ore, in caso contrario bisognerà aspettare il turno successivo e dunque la partita contro la Sampdoria in programma sabato 8 a San Siro. Pochi giri di lancette, al massimo di giorni, ma lo scudetto non è in discussione. E sul carro è pronto a salire anche il giovane presidente Steven Zhang, materializzatosi ieri mattina ad Appiano con lo stato maggiore del club nerazzurro dopo un’assenza di quasi sette mesi. Un abbraccio per la gioia del fotografo del club con il tecnico Antonio Conte, e poi un "sermoncino" motivazionale alla squadra a margine della rifinitura: "Sono molto orgoglioso di voi, ma ora serve un ultimo sforzo". Ovvietà, insomma. Il minimo sindacale. I veri discorsi si faranno a bocce ferme e dopo aver stappato le bottiglie di champagne, quando bisognerà fare chiarezza sul futuro del club e soprattutto saldare (entro fine maggio) gli stipendi arretrati (ben 5 mensilità, servono 60 milioni). Che ci sia o meno un socio finanziatore e una valigia di 250 milioni di euro da mettere sul tavolo poco importa adesso all’allenatore, che ieri ha abilmente evitato il trappolone girando alla larga quando sono state accennate certe questioni.

"Stiamo per fare qualcosa di storico, questa stagione è un’opera d’arte", ha continuato a ripetere ieri Conte rimarcando (se ce ne fosse ancora bisogno) l’importanza del traguardo raggiunto dopo una stagione "complicata. L’abbraccio con Zhang? Un semplice saluto. Ci ha fatto un in bocca al lupo. Non abbiamo ancora vinto nulla". Il tecnico non aggiunge altro sul ritorno del presidente, non è il giorno giusto. Preferisce piuttosto godersi l’attesa forse più bella, certamente diversa rispetto a quelle vissute con la Juventus e il Chelsea, dove ha conquistato gli altri scudetti della sua carriera. "L’importante adesso è che il finale ci ripaghi di fatiche e notti insonni...". Conte non vuol sentir parlare di stanchezza, invita anzi chi sente la fatica a farsi da parte e accomodarsi in panchina. Dispensa elogi per quel Pinamonti utilizzato per pochi tre spezzoni in tutta la stagione. Sarà uno di quelli a cui verrà probabilmente riservato uno spazio nelle ultime giornate, dopo l’aritmetica certezza del titolo. Partite in cui l’Inter non si giocherà nulla se non la possibilità di rimpinguare il bottino, ma anche su questo il tecnico è stato chiaro: alla Juve è arrivato a 102 punti nonostante avesse conquistato lo scudetto da tempo. Con le riserve in campo, ma motivate a mille, come se dovessero prendersi una fetta di tricolore e dimostrare di poter stare nel gruppo detentore del titolo per l’anno successivo. Se rimarranno o meno dipenderà da loro e da una questione di budget. Discorsi, comunque, che si faranno solo dopo aver tagliato il traguardo.