Marcello Lippi, 72 anni, è stato vicinissimo al ritorno in. Nazionale prima di Ventura: poi non si potè concretizzare per l’incompatibilità con il ruolo del figlio, procuratore
Marcello Lippi, 72 anni, è stato vicinissimo al ritorno in. Nazionale prima di Ventura: poi non si potè concretizzare per l’incompatibilità con il ruolo del figlio, procuratore
Leo Turrini  o poi, ormai non alleno più ma ho ancora voglia di calcio, di sport, di vita. Mi piace osservare, immaginando per tutti un futuro migliore... ". Marcello Lippi, ct campione del mondo 2006, è l’interlocutore perfetto per sommare il... sacro e il profano. Magari lasciando per un attimo in disparte il pallone. Anche se poi ci arriveremo. "Come simboli al maschile del 2020 scelgo Lewis Hamilton e Lebron James. La continuità al massimo livello rende unici i fuoriclasse. In macchina e sotto canestro gli assi della Mercedes e dei Lakers non hanno mai smarrito la voglia di vincere". La Juve invece... "Di calcio ci occupiamo tra un po’. Comunque i bianconeri non sono quelli visti contro la Fiorentina, poco ma sicuro". Ci torniamo. Calciatore dell’anno? "Lewandowski....

Leo

Turrini

 o poi, ormai non alleno più ma ho ancora voglia di calcio, di sport, di vita. Mi piace osservare, immaginando per tutti un futuro migliore... ".

Marcello Lippi, ct campione del mondo 2006, è l’interlocutore perfetto per sommare il... sacro e il profano. Magari lasciando per un attimo in disparte il pallone. Anche se poi ci arriveremo.

"Come simboli al maschile del 2020 scelgo Lewis Hamilton e Lebron James. La continuità al massimo livello rende unici i fuoriclasse. In macchina e sotto canestro gli assi della Mercedes e dei Lakers non hanno mai smarrito la voglia di vincere".

La Juve invece...

"Di calcio ci occupiamo tra un po’. Comunque i bianconeri non sono quelli visti contro la Fiorentina, poco ma sicuro".

Ci torniamo. Calciatore dell’anno?

"Lewandowski. Grande goleador, grande squadra, grande Triplete. Tra l’altro in un periodo in cui sia Messi che Ronaldo sono costretti a rendersi conto che nessuno vince da solo, nemmeno se è fortissimo".

Italiano del 2020?

"Sinner, il tennista. Sa, sono amico di vecchia data di Panatta e Bertolucci, venivano spesso ad allenarsi dalle mie parti, in Versilia. Giocavo pure io con la racchetta, sia pure maluccio. Beh, Adriano e Paolo sono i primi ad augurarsi che Jannik li mandi idealmente davvero in pensione, vincendo finalmente qualcosa di importante. A occhio, direi che ci siamo".

Personaggio dell’anno al femminile?

"Scelgo due grandi italiane. Dorothea Wierer, la biatleta. E Benedetta Pilato, l’adolescente del nuoto. La prima perché mi ha commosso conquistando la Coppa del Mondo nei giorni tremendi in cui iniziava a dilagare la pandemia. La seconda perché sta ignorando le difficoltà della sua terra, credo non abbia nemmeno la piscina a Taranto eppure fa quello che fa. È una bellissima storia di resistenza, a maggior ragione in un momento come oggi".

Il 2020 è stato anche l’anno degli addii.

"Tanti, troppi. Andai ad allenare il Napoli quando era ancora freschissimo il ricordo di Maradona, che per quella città fu molto più di un calciatore. E ho ammirato la mitezza e la arguzia di Rossi quando insieme a me commentava il calcio in tv. Era una bella persona, Paolino".

Vi univano felici memorie mondiali.

"È vero, avere in comune certe imprese in un certo senso rende simili".

Roberto Mancini potrà imitarvi?

"Vedo un processo di crescita molto incoraggiante. Ora abbiamo una Nazionale che può giocarsela con tutti. C’è una consapevolezza che un po’ ricorda la crescita del mio gruppo".

Speriamo, allora. Ha visto che i suoi amici cinesi hanno deciso di tagliare i mega stipendi dei calciatori?

"Eh, quando iniziai a lavorare là mi raccomandai a tutte le autorità: se volete diventare una grande potenza anche nel calcio, dovete puntare sul vivaio, sul settore giovanile e non solo sugli stranieri. Credo stiano andando in quella direzione, anche se per i risultati ci vorrà tempo".

All’Inter cinese quanto tempo diamo?

"E’ una candidata al titolo, così come il Milan, che non sta lassù per caso. Tutti i giochi sono ancora aperti. E lo resteranno a lungo".

A cosa dobbiamo l’equilibrio ritrovato?

"Secondo me si tende a sottovalutare l’originalità di questa stagione. Ad agosto inoltrato si giocava ancora per concludere la vecchia annata, la ripartenza è stata immediata o quasi, tanti atleti non si sono fermati, non hanno fatto vacanze. Certe cose si pagano. Questo campionato è una Marcialonga, lo vincerà chi reggerà meglio la fatica".

E la Juve?

"Non è per niente tagliata fuori, anche per il discorso che ho appena fatto. Certo, se gioca come contro la Fiorentina non va da nessuna parte, ma stia sicuro che figuracce così la Signora non ne farà più".

Buon anno, Marcello. Proprio non ha nostalgia del campo?

"No, conosco le stagioni della vita. Fare il coordinatore di un progetto tecnico sì, ma in campo ad allenare deve andarci gente più giovane. Si ricorda come cantava De Andrè? I buoni consigli vengono da chi più non può dare il cattivo esempio... ".