CECOSLOVACCHIA
CECOSLOVACCHIA

CORRADO PIFFANELLI

FRAMMENTI di archeologia europea: la Cecoslovacchia vince il trofeo, la Jugoslavia lo ospita, la Germania Ovest è battuta in finale. Tre nazioni sparite dalla carta geografica ma rimaste a cristallizzare un’edizione sorprendente degli europei. Per l’esito esilarante dell’ultima partita. Per il coraggio di Antonin Panenka. Per i pronostici puntualmente elusi. Ma c’è una storia dietro il trionfo della Cecoslovacchia: prima di questi europei i giocatori cechi e slovacchi non si guardavano neppure, mangiavano in tavoli separati, figurarsi se si passavano volentieri la palla in campo. Il miracolo di Jezek fu proprio nel convincere questa squadra, che aveva talento, coraggio e fiato, ad andare d’accordo per un grande obiettivo. Fu così che in finale non andarono la Germania campione del mondo e d’Europa e l’Olanda di Cruyff. Jezek riuscì a mettere d’accordo l’estro dei giocatori dell’Est con la disciplina in campo imposta manu militari da Jezek. Il portiere Viktor, il gigantesco libero Ondrus, l’attaccante Nehoda sono i volti di un successo tanto netto in campo (in finale i tedeschi agguantano i rigori solo con l’esperienza) quanto effimero negli anni.

COME EFFIMERA fu la partecipazione dell’Italia: reduce dalla poco consolante partecipazione ai mondiali del ’74, il gruppo dei messicani inizia a ingiallire e Fulvio Bernardini si trova a corto di manodopera per sostituire adeguatamente le leggende del 4-3 alla Germania. Il ’76 sarà per l’Italia un anno di passaggio dalle glorie messicane all’alba dei campioni di Bearzot: ma le transizioni, come si sa, chiedono più pazienza che potenza. Tanto più che agli azzurri faticosamente ripresisi dall’immeritata sconfitta nella gara inaugurale del girone in Olanda non arride nemmeno un briciolo di fortuna: nonostante la vittoria sui tulipani nella gara di ritorno e lo 0-0 di Varsavia contro la sempre scorbutica Polonia, la squadra chiude a un’incollatura dalle rivali e non viene chiamata alla finale a quattro in Jugoslavia.

DOVE APPRODANO la nazionale padrona di casa. le due pretendenti al titolo della finale mondiale tedesca, ed i cechi generalmente sottovalutati. A Zagabria la prima sorpresa: gli orange di Cruyff, Rep, Neeskens, Rensenbrink e Krol sono costretti ai supplementari dai cecoslovacchi che si fanno forti della loro straordinaria condizione fisica e mettono i grandi favoriti alla porta.

LA GERMANIA OVEST da parte sua è sotto per 2-0 fino all’ora di gioco a Belgrado contro i padroni di casa: quando sembra finita Flohe riapre la partita e Dieter Muller, uno con il nome da gol in Germania, fissa il clamoroso sorpasso sul 4-2 ai supplementari. Si va alle finali. Quella tra Germania Ovest e Cecoslovacchia avrebbe potuto durare anche dieci anni: ma sarebbe stata ricordata sempre per una frazione di secondo, per quel lampo nel cervello di Panenka che ne fa scrivere la pagina più irriverente e sfacciata della storia degli europei. Pescando dal mazzo dei comprimari l’Oscar per la miglior sceneggiatura e per il miglior protagonista.