Paolo Franci

E se, alla fine, l’uomo nuovo fosse un uomo vecchio? Nel senso della militanza, naturalmente. No, davvero: e se fosse l’Europeo del centravanti azzurro più snobbato degli ultimi anni nonostante Scarpa d’Oro e score persnali scintillanti? Cioè, se fosse Ciro Immobile l’uomo del Destino? Come un giunco nel tornado il laziale ha resistito alle critiche, a una certa diffidenza del ct che - è noto - certo non lo considera ideale per il suo gioco, al pari del Gallo. E ora deve fare i conti con il ragazzo della Provvidenza, Jack Raspadori, che ha tutto per essere un predestinato. Prima di Jack lo Svelto, quanti ne abbiamo visti di centravanti ideali? Ci siamo illusi che Balotelli potesse tornare quello che nel 2012 distrusse la Germania. Abbiamo sperato che Kean potesse essere quel che il ct immaginava e cioè un predestinato del centro area. Abbiamo visto sfiorire speranze come Pellegri, ci siamo illusi che lo straordinario Quagliarella di qualche tempo fa potesse piegare il tempo a suo favore. E abbiamo immaginato che Ciccio Caputo, lui sì, potesse essere il nuovo Schillaci. Sai, di quelli che arrivano e fanno tutto, subito e bene. Eppoi quanti altri? Da Kevin Lasagna a Simone Zaza. Lui, Ciro, ha resistito e ieri sera, con Insigne e Berardi, ha dato spettacolo e segnato in un tridente che pare costruito apposta per lui. Ripetiamo: e se l’uomo nuovo fosse un uomo vecchio?