Romelu Lukaku, 28 anni, si ferma per applaudire Eriksen, suo compagno all’Inter
Romelu Lukaku, 28 anni, si ferma per applaudire Eriksen, suo compagno all’Inter
di Mattia Todisco Lo si nota di più perché non c’è. Christian Eriksen, nella sua assenza, risolve un vecchio enigma di Nanni Moretti. È assente, il che ne fa il protagonista principale di Danimarca-Belgio al Parken Stadium di Copenaghen. I 25mila presenti osservano una gigantesca maglia numero 10 al centro del campo nel pre-partita. Un’altra, del Belgio, la consegna il capitano Vertonghen a Kjaer al momento dello scambio dei gagliardetti. Tutti si alzano in piedi al 10’, quando i biancorossi sono già avanti di un gol e intenti a far sentire la pressione alta ai palleggiatori...

di Mattia Todisco

Lo si nota di più perché non c’è. Christian Eriksen, nella sua assenza, risolve un vecchio enigma di Nanni Moretti. È assente, il che ne fa il protagonista principale di Danimarca-Belgio al Parken Stadium di Copenaghen. I 25mila presenti osservano una gigantesca maglia numero 10 al centro del campo nel pre-partita. Un’altra, del Belgio, la consegna il capitano Vertonghen a Kjaer al momento dello scambio dei gagliardetti. Tutti si alzano in piedi al 10’, quando i biancorossi sono già avanti di un gol e intenti a far sentire la pressione alta ai palleggiatori fiamminghi. Un lungo striscione viene srotolato sugli spalti: "Hele Danmark er med dig, Christian", tutta la Danimarca è con te. Il pallone si ferma, i giocatori applaudono. Lukaku sembra sofferente, boccheggia nonostante sia l’inizio della partita. Forse il caldo, sicuramente le emozioni che gli passano per la testa. Voleva incontrare l’amico in ospedale, ha dovuto rimandare. Nel complicato avvio ha modo di sperimentare la voglia di rivincita degli scandinavi. La palla gli arriva poco e male. Il Belgio paga le carenze nel reparto in cui è meno forte, la difesa. Denayer regala la sfera dell’immediato svantaggio a Poulsen. Non fanno meglio Alderweireld e Vertonghen, in costante difficoltà contro dirimpettai più rapidi, incapaci di trovare i compagni con facilità e ai quali non viene dato adeguato supporto. Martinez ha una carta in panchina, Kevin De Bruyne, all’esordio nel torneo dopo le sofferenze per una forte contusione subita nella finale di Champions. Basta poco per capire quanta differenza possano fare i singoli. Lukaku punisce il primo errore difensivo arando la corsia destra, trovando proprio De Bruyne, il cui dribbling con assist per Thorgan Hazard è un gioiello. Non meritatissimo, ma è 1-1. Sa di beffa per la Danimarca, a cui manca l’uomo migliore (pur sostituito in maniera egregia da Damsgaard) e che dalla panchina opposta vede alzarsi l’altro Hazard e Witsel. Se il Belgio trova supporto dalle sue stelle è un’altra storia: ancora Lukaku in un fazzoletto, scambio nello stretto tra gli Hazard e staffilata mancina di De Bruyne per completare la rimonta. A questo punto per i danesi è questione di orgoglio, da opporre a un avversario più forte, fresco, avanti nel punteggio. Non manca la spinta della distesa biancorossa del Parken Stadium. Insufficiente, pur da applaudire. Gli ultimi fuochi si spengono con la traversa di Braithwaite. Belgio agli ottavi. L’avventura della Danimarca agli Europei finisce, quanto a obiettivi, con 90’ d’anticipo. Il miracolo del 1992, nonostante un ottimo avvicinamento alla grande manifestazione, non si ripeterà. Nessuno in patria ne farà una colpa a questo gruppo. La vittoria più importante del torneo, come ha scritto ieri il capitano Simon Kjaer a poche ore dalla partita, è aver affrontato quanto accaduto a Eriksen "come una squadra". Quella era una partita che non si poteva perdere.