di Gianmarco Marchini Nella primavera più grigia degli ultimi dieci anni, i tifosi della Juventus hanno una sola certezza: nulla sarà più come prima. O, per vederla in modo meno catastrofico, poco resterà com’è ora. Resterà Andrea Pirlo, perché cacciando lui, l’altro Andrea, Agnelli, firmerebbe un’autocertificazione di responsabilità: e i presidenti, si sa, non amano prendersi le colpe. Con la carta del predestinato, la società ha spinto molto sul tavolo delle scommesse, pagando fin qui con l’uscita dalla Champions e un meno dieci in campionato dall’Inter. Ma si...

di Gianmarco Marchini

Nella primavera più grigia degli ultimi dieci anni, i tifosi della Juventus hanno una sola certezza: nulla sarà più come prima. O, per vederla in modo meno catastrofico, poco resterà com’è ora. Resterà Andrea Pirlo, perché cacciando lui, l’altro Andrea, Agnelli, firmerebbe un’autocertificazione di responsabilità: e i presidenti, si sa, non amano prendersi le colpe. Con la carta del predestinato, la società ha spinto molto sul tavolo delle scommesse, pagando fin qui con l’uscita dalla Champions e un meno dieci in campionato dall’Inter. Ma si insisterà su questa strada, sempre che i bianconeri arrivino almeno quarti. Semmai a scendere dal treno, saranno molti giocatori ritenuti poco funzionali per il calcio di Pirlo.

Tra questi, spicca per distacco Paulo Dybala, un paradosso lungo 859 minuti e grande come il punto interrogativo sul suo futuro. Il miglior calciatore dello scorso campionato è diventato un’ombra in questa stagione, tra infortuni, scelte tecniche e un rinnovo più complicato di un dpcm. Pochi giorni fa, il vicepresidente Pavel Nedved teneva spalancata la porta del mercato ("Valuteremo eventuali offerte"): ora resta solo da passare il campotto all’argentino e tante grazie. Del resto, la Juve ha bisogno di monetizzare, con un bilancio che nel primo semestre faceva segnare 113 milioni di perdite. Cedere Paulo per una cifra attorno ai 50 milioni e inserire a parametro zero un altro argentino, Sergio Aguero fresco di addio col City, è la pista caldissima su cui si lavora. I bianconeri risparmierebbero addirittura sull’ingaggio perché, a parità di stipendio netto (10), al lordo costa di più Dybala (20), del "Kun" (15) che può usufruire dei benefici del Decreto Crescita. E, cosa non da poco, ha il passaporto comunitario. Oltre al dettaglio di essere un campione di 32 anni abituato al gol (257 in 383 presenze coi Citizens) e alle vittorie.

Ma attenzione, perché il tango del mercato si allarga. Un altro argentino, infatti, balla attorno ai bianconeri: è Mauro Icardi, pallino fisso di Fabio Paratici. Entrambi sono animati da un sentimento di vendetta, verso l’Inter uno, verso Marotta l’altro. Lo stipendio è in linea con gli altri due, ma ci sarebbe un cartellino da pagare (50 più bonus i milioni versati dai parigini ai nerazzurri). La Juve, però, avrebbe pedine da inserire nell’affare: da Aaron Ramsey ad Alex Sandro. Ogni discorso sul mercato, però, sarà subordinato alla volontà di CR7: se resta o meno, fa tutta la differenza del mondo.

Intanto sabato c’è il Toro, partita in cui mancherà, oltre allo squalificato Buffon, anche Demiral: il turco, nonostante l’infortunio, ha risposto alla chiamata della Turchia e nel ritiro della nazionale si è contagiato. Ansia Covid anche per Szczesny dopo il focolaio scoppiato nella Polonia: tutti negativi, finora, i tamponi. In caso di brutte sorprese, Pirlo dovrebbe giocarsi il derby con Pinsoglio.