Giannis Antetokounmpo, 26 anni, selezionato come 15ª scelta nel draft 2013 da Milwaukee
Giannis Antetokounmpo, 26 anni, selezionato come 15ª scelta nel draft 2013 da Milwaukee
di Massimo Selleri Dopo 50 anni esatti i Milwaukee Bucks tornano a vincere l’anello Nba. E’ l’epilogo della sesta gara di finale con i Phoenix Suns che devono arrendersi accontentandosi di essersi imposti in due partite di questa serie non riuscendo ad arrivare a gara 7. In ogni caso questo titolo 2021 verrà ricordato più per i valori extra sportivi si sono manifestati che per quanto è successo sul campo. A trascinare i Bucks a questo trionfo è stato Giannis Antetokounmpo che ha realizzato 50 punti con 14 rimbalzi e 5 stoppate. La sua storia è un vero romanzo. Il lungo alto 211 centimetri e nato ad Atene nel dicembre del 1994, proviene da una famiglia che è dovuta fuggire dalla Nigeria nella speranza di una vita migliore. In un qualche modo viene raggiunta la Grecia e trovano una abitazione a...

di Massimo Selleri

Dopo 50 anni esatti i Milwaukee Bucks tornano a vincere l’anello Nba. E’ l’epilogo della sesta gara di finale con i Phoenix Suns che devono arrendersi accontentandosi di essersi imposti in due partite di questa serie non riuscendo ad arrivare a gara 7. In ogni caso questo titolo 2021 verrà ricordato più per i valori extra sportivi si sono manifestati che per quanto è successo sul campo.

A trascinare i Bucks a questo trionfo è stato Giannis Antetokounmpo che ha realizzato 50 punti con 14 rimbalzi e 5 stoppate. La sua storia è un vero romanzo. Il lungo alto 211 centimetri e nato ad Atene nel dicembre del 1994, proviene da una famiglia che è dovuta fuggire dalla Nigeria nella speranza di una vita migliore. In un qualche modo viene raggiunta la Grecia e trovano una abitazione a Sepolia, uno dei quartieri più difficili della capitale ellenica, dove lo spaccio di droga e i furti sono all’ordine del giorno. Essendo clandestini si vive di espedienti e lo stesso Giannis, insieme ai suoi fratelli, finisce in strada a vendere capi di abbigliamento e orologi contraffatti. I genitori cambiano il loro cognome e ai loro pargoli danno nomi comuni greci per provare a mimetizzarsi, ma il rischio di andare in galera e tornare in Nigeria è sempre dietro l’angolo. Come tutti i bambini anche al futuro gigante piace giocare e così si innamora del basket, ma in casa c’è un solo paio di "sneakers" per cui si va in palestra a giorni alterni, dividendo le scarpe con i fratello Thanasis.

Poiché il campo è lontano da casa alla fine gli consentono di dormire negli spogliatoi al termine della giornata. Così finisce nelle giovanili del Filathlitikos e il resto è storia un po’ più nota. Partecipa al draft del 2013, con lo scetticismo del New York Times che gli chiede ironicamente perché non sia rimasto in Europa. Lo sceglie, invece, Milwaukee e fa bene perché otto anni dopo ha trascinato i Bucks alla conquista dell’anello battendo anche un record. Nella storia della Nba nessun giocatore aveva mai viaggiato a più di 30 punti di media, con oltre 10 rimbalzi e con più di 5 assist a partita in una serie finale. L’ultima annotazione su Antetokounmpo è che, alla fine dei festeggiamenti ha fatto come Giorgio Chiellini, andando a dormire con la Larry O’Brien Trophy e al premio di mpv delle finali. Su instagram, nella foto dove è immortalato a letto insieme ai due trofei, il giocatore anche lasciato un messaggio: "Buonanotte da parte nostra".

La favola a lieto fine che si trasforma in realtà non è finita qui perché anche i Suns sono riusciti a trasformare questa sconfitta in un successo. Al termine della gara Monty Williams, il capo allenatore di Phoenix, si è infilato negli spogliatoi di Milwaukee facendo i complimenti agli avversari.

"Sono venuto per congratularmi con voi e con il vostro coach - sono le parole di Williams - siete stati bravissimi. Vi ringrazio per questa esperienza. Mi avete reso un allenatore migliore e avete fatto crescere la mia squadra. Complimenti davvero".

Un discorso che potrebbe entrare nei manuali di sport alla voce "sapere perdere". Poi ci sono state le lacrime dello stesso coach per un sogno che si è infranto a due passi dal traguardo, o la rabbia di Chris Paul, per non essere riuscito in questa impresa e per essere stato la croce e la delizia di questa squadra: tanto forte, ma allo stesso tempo troppo individualista per minare, da solo, la compattezza dei Buks. Questa è stata la vera differenza tra le due squadre, Milwaukee ha esaltato le doti del suo leader, mentre Phoenix le ha subite. In ogni caso i Suns non raggiungevano i playoff da 10 anni, per cui essere arrivati in finale è stato un triplo balzo in avanti rispetto al passato, ma si sa che l’appetito vien mangiando e alla fine chi è sconfitto ha sempre il mal di pancia.

Chiusa questa finale, la nuova stagione stagione si sta già aprendo con le varie scelte che le franchigie faranno per rinforzarsi. ma le lezione restano e tra riscatto sociale e sportività saranno sempre lì indelebili per chi le vorrà imparare.