Lozano, Demme e Mertens (Ansa)
Lozano, Demme e Mertens (Ansa)

Napoli, 8 dicembre 2020 - C'era una volta, anzi, più di una volta, un Napoli che dipendeva dal bomber di turno: da Cavani a Higuain, senza dimenticare lo stesso Milik nei pochi momenti di serenità reciproca del rapporto. Tutto appartiene al passato: oggi gli azzurri sono un'autentica cooperativa del gol, come testimoniano i 10 giocatori già andati a segno finora in campionato.

Osimhen punta la Lazio

Uno score che nessuna squadra in Serie A può vantare, reso possibile domenica scorsa dall'ingresso nel lotto di Demme, uno che quasi un anno fa fu acquistato per ricoprire ben altre mansioni. Se anche un centrocampista con spiccate doti difensive come il tedesco trova la via della rete, significa che la macchina messa a punto da Gennaro Gattuso funziona alla grande, paradossalmente proprio ora che la punta classica (Osimhen) manca. E mancherà almeno fino alla seconda metà del mese: il problema accusato in Nazionale dal nigeriano si sta rivelando più serio del previsto e la partita buona per il possibile ritorno in campo potrebbe essere quella contro la Lazio, in programma il 20 dicembre. Poco male, perché intanto il Napoli ha trovato, anzi, ritrovato, automatismi che erano finiti un po' in cantina dopo il cambio di modulo. Ruotano gli interpreti ma restano i vecchi sapori: basti pensare al lancio perfetto di Insigne da sinistra verso destra che non pesca più Callejon ma un Lozano sempre più protagonista in azzurro, seppur con un bel ritardo rispetto alle aspettative.

Una curiosa statistica

Poco male, perché intanto i partenopei sono cresciuti globalmente, dimostrando di saper essere contemporaneamente un grande collettivo e un forte mix di individualità: praticamente una ricetta perfetta che sta cominciando a dare i suoi frutti con quella continuità che è mancata nelle primissime partite di campionato e che, in un certo senso, latita anche ora. A parlare è un dato particolare: il Napoli è insieme al Bologna l'unica formazione a non aver ancora pareggiato in campionato. Insomma, tutto o niente, come in effetti è nella filosofia di un Gattuso tacciato con troppa fretta di essere un allenatore difensivista. La storia avrebbe invece scritto per lui un altro copione: in questo primo anno del tecnico calabrese all'ombra del Vesuvio si è vista una squadra quasi sempre padrona del campo, anche nelle giornate peggiori che hanno avuto una sconfitta come epilogo. Non proprio la politica di chi lotta per non perdere, ma piuttosto quella di chi prova sempre a vincere: pure a costo di uscirne con la ossa rotte.

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