Napoli, 4 dicembre 2020 - È ufficiale: da oggi a Napoli c'è lo Stadio 'Diego Armando Maradona'. Un cambio di nome annunciato subito dopo la morte del fuoriclasse argentino, avvenuta il 25 novembre per un arresto cardiorespiratorio, e che oggi è diventata realtà. La delibera proposta dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e dall’assessore alla Toponomastica, Alessandra Clemente, è stata firmata all’unanimità. L'impianto di Fuorigrotta, quindi, non si chiama più 'San Paolo' ma con il nome del giocatore diventato il simbolo della Napoli calcistica. Nell'atto l'amministrazione ricorda Maradona come "il più grande calciatore di tutti i tempi che con il suo immenso talento e la sua magia ha onorato per sette anni la maglia del Napoli, regalandole i due scudetti e altre coppe prestigiose e ricevendo in cambio dalla città amore eterno".

Nella delibera si legge anche che “Maradona ha incarnato il simbolo di riscatto di una squadra alla quale, negli anni più bui, ha dimostrato che è possibile rialzarsi, vincere e trionfare, offrendo al tempo stesso un messaggio di speranza e di bellezza all'intera città perché, attraverso le vittorie calistiche del fuoriclasse argentino a vincere non è stata soltanto la squadra del Napoli, ma l'intera città che si identifica pienamente in lui". Maradona, prosegue il testo, "è stato sempre dalla parte dei più deboli e della gente comune, ha combattuto i pregiudizi e le discriminazioni di cui erano ancora oggetto i napoletani all'interno degli stadi diventando idolo dell'intera città che gli ha perdonato anche le debolezze e le fragilità dell'uomo che mai hanno offuscato la grandezza del campione”.

Mancava solo quest'atto formale, dunque, per legare ancora una volta Maradona alla città di Napoli, in cui "è amato e ricordato anche da chi non è appassionato di calcio o da quanti, nati dopo le sue leggendarie imprese calcistiche, non hanno vissuto gli anni dei suoi successi. Le manifestazioni di cordoglio e i riconoscimenti ricevuti hanno superato tutti i confini sportivi, sociali, geografici, politici e religiosi, che hanno avuto rarissimi precedenti, al punto da far diventare l'intitolazione del 'suò stadio napoletano un coro unanime di portata ben più ampia della tifoseria cittadina", conclude il testo.