Pisa, 22 maggio 2020 - Il calcio italiano perde uno dei protagonisti più stimati e benvoluti. E' morto oggi Gigi Simoni, l'allenatore gentiluomo. Ha guidato Inter, Napoli, Lazio e Torino, solo per citarne alcune. Ma non si possono dimenticare anche le sue annate con Pisa, Piacenza e Cremonese.  Aveva 81 anni, si è spento intorno a mezzogiorno all'ospedale Cisanello di Pisa, dove era ricoverato da quando, nel giugno scorso, era stato colpito da un ictus. La notizia della morte di Simoni giunge, beffarda ironia della sorte, proprio nell'anniversario del triplete nerazzurro. Il 22 maggio 2010, infatti, l'Inter alzò al cielo di Madrid la Champions League dopo la vittoria col Bayern Monaco. "Una data non casuale, la più interista di tutte", scrive la società sul suo sito.

Chi era Gigi Simoni

All'anagrafe Luigi, per amici e avversari semplicemente 'Gigi'. Il tecnico di Crevalcore (in provincia di Bologna, dove era nato il 22 gennaio 1939) è stato uno degli allenatori più amati e rispettati. Merito del suo stile misurato e mai sopra le righe che ha caratterizzato la sua lunga carriera, dalla sua prima esperienza in panchina al Genoa (1975 al 1978 dove tornerà i altre due occasioni) passando per Brescia, Pisa, Empoli, Cosenza, Carrarese, Cremonese, Napoli, Inter, Piacenza, Torino, Cska Sofia, Ancona, e nuovamente Napoli, Siena, Lucchese, Gubbio per finire con la Cremonese nella stagione 2013-2014.

Onesta la carriera da calciatore: giovanili della Fiorentina e poi Mantova, Napoli, Torino, Juventus, Brescia e Genoa dove chiuse nel 1974. L'impatto da allenatore fu subito vincente. Arrivato alla guida del Genoa nell'estate del '75 l'anno dopo il suo primo incarico ottenne la promozione in Serie A. Passaggio di categoria che ripeterà altre volte portando agli onori della massima divisione squadre come il Pisa, il Brescia, la Cremonese (di cui fu artefice del periodo d'oro assieme al presidente Luzzara) e l'Ancona, oltre ad ottenere una promozione in C1 con la Carrarese. 

Profondo conoscitore del mondo del calcio, Simoni oltre alle doti tattiche ha avuto tra le sue migliori qualità la capacità di parlare con i giocatori e motivarli. Il momento più alto della sua carriera probabilmente l'approdo all'Inter nella stagione 1997-98. I nerazzurri, spinti da Ronaldo contendono il titolo alla Juve perso tra le polemiche nello scontro diretto a Torino caratterizzato dall'orami famoso contatto in area tra Iuliano e Ronaldo. I 'veleni' per il mancato scudetto trovano consolazione nella vittoria della Coppa Uefa a Parigi contro la Lazio. L'anno seguente, coi nerazzurri rafforzati dall'arrivo di Baggio, non sarà fortunato per Simoni esonerato a novembre ma per sempre nei cuori dei tifosi.  Una carriera in panchina lunga quasi 40 anni per il tecnico emiliano che ha visto alti e bassi. Per lui oltre a promozioni, un successo europeo con l'Inter e il riconoscimento della 'Panchina d'oro' 1997-1998 anche qualche delusione, 3 retrocessioni (due col Genoa e una con la Cremonese) e 8 esoneri. 

Le reazioni

Pochi minuti dopo la notizia, ecco il ricordo dell'ex presidente nerazzurro Massimo Moratti. "È stato un grande protagonista della storia dell'Inter: ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato", dice al telefono con l'Ansa. Il riferimento è all'annata 1997-98 e al controverso finale di stagione, con il rigore non assegnato all'Inter a Torino, durante il match con la Juventus, per un presunto fallo di Iuliano su Ronaldo. Moratti ha ricordato la figura di un "tecnico gentiluomo verso il quale provavo grande stima e affetto. La telefonata con la quale poco fa la moglie mi ha avvisato della morte mi ha provocato un dolore immenso".