L'imitatore Ubaldo Pantani (Newpress)
L'imitatore Ubaldo Pantani (Newpress)

Milano, 26 maggio 2016 - Ubaldo Pantani, lei fa parte del cast fisso di “I migliori anni”. Per ora si è dedicato alle imitazioni, ma prima o poi verrà promosso - o degradato, a seconda dei punti di vista - a conduttore?
«Per ora mi tengo la maschera incollata. Per un po’ vedrete Ubaldo Pantani sotto mentite spoglie. Poi, chissà. Per ora mi concentro sui personaggi, per esempio Paolo Limiti che apre le porte di casa sua, cioè un museo con ogni sorta di oggetti vintage. Oppure l’intervista doppia Insinna-Giletti...»


Ma come le è venuto in mente di fare l’imitazione, o forse la parodia, di Roberto Benigni?
«Non è un’imitazione, ma una celebrazione. Ho avuto un trans artistico da toscano. I personaggi di solito mi appaiono mentre sono in macchina. Sono un viaggiatore indefesso: aereo, treno, auto. Anche in treno mi metto a parlare da solo, contro il finestrino, ma a volte può essere imbarazzante. In auto sono più libero. Ricordo per esempio il punto esatto in cui mi è apparso Enrico Letta: su una curva prima di Volterra. Dal cielo mi è arrivata la sua voce, forse si tratta di neuroni specchio. Di Benigni mi ha colpito la sua capacità di celebrare qualsiasi cosa, vede una porta e celebra la magnificenza dello stipite».


C’è qualche personaggio che avrebbe voluto interpretare senza riucirci?
«Giuseppe Cruciani, della ’Zanzara’. Avevo lo schema tutto in mente, eppure la voce non è arrivata. In compenso mi è venuta quella di David Parenzo, così ho rimediato».


Una volta ha detto che per fare satira politica «bisogna avere molti soldi ed essere disposti a sacrificare la propria libertà personale». Lo pensa ancora?
«In realtà la frase è di Albertazzi. Diceva sempre che per fare satira bisogna avere coraggio e mettere in preventivo di finire in galera». 


E lei non ne ha nessuna voglia...
«Io più umilmente mi definisco un intrattenitore. E poi non si lavora su tutti i personaggi allo stesso modo: alcuni sono così carichi di per sé che non c’è bisogno di aggiungere altro. In altri casi ne colpisci uno per prendere in giro un’intera categoria. Per esempio mi piacerebbe riprendere Travaglio, che è l’emblema della vanità prorompente dei giornalisti che non resistono alla tentazione di trasformarsi in personaggi».


Lei è partito da Albertazzi per arrivare a “I migliori anni”. Quanto è lunga la strada?
«Con lui ho imparato il lavoro dell’attore, ho fatto degli stage di formazione classica, su Dante, i sonetti, l’endecasillabo, tutte cose che servono anche quando fai il comico»


La sua carrierà è iniziata a “Macao”, chi se lo ricordava.
«Andai a Roma per il provino, c’erano mille persone. Selezione dopo selezione arrivai da Boncompagni che mi chiese di improvvisare su quello che mi suggeriva. Facevo due personaggi assurdi, il profeta del cabaret, e un’archeologa americana che parlava pianissimo. Il provino si svolse in un gelo totale, non rideva nessuno tranne Boncompagni. Era una cosa molto intellettuale, lunare, surreale. In quell’edizione c’erano Alba Parietti, Paola Cortellesi, Enrico Brignano, Fabio Canino».


Lei dice sempre di essere interessato solo a personaggi inediti. Le capita che, mentre li studia, qualcuno glieli soffi sotto il naso?
«Antonio Conte: io e Crozza lo abbiamo fatto lo stesso giorno, uno all’insaputa dell’altro. Quando ho fatto Cacciari ho scoperto solo in seguito che tre anni prima l’aveva già fatto Marcorè».


Per dovere professionale non posso non chiederle come è il rapporto con Virginia Raffaele, sua storica fidanzata. In varie interviste Virginia ha detto più o meno che siete 'in difficoltà'.
«Non so cosa abbia detto ma è tale la fiducia in lei che sottoscrivo integralmente tutte le sue dichiarazioni».

 

Ubaldo Pantani imita Lapo Elkann: