Milano, 3 dicembre 2015 - Fuga nel quadro. "Scrivere una canzone per la voce di Marco Mengoni è come dipingere la tela con la consapevolezza di avere a disposizione una tavolozza con tutti i colori del mondo" ammette Giuliano Sangiorgi con slancio impressionista parlando di quella “Solo due satelliti” affidata all’idolo di Ronciglione per il suo nuovo album “Le cose che non ho”, nei negozi da domani. «Con una ricchezza cromatica del genere, hai la certezza che nascerà un nuova tinta, mai vista prima» assicura il frontman dei Negramaro in piena overdose creativa (oltre che per Mengoni ha appena scritto per la Pausini, per Emma e ha riarrangiato “Liberatemi” per Antonacci) convinto di aver centrato grazie all’ex Re Matto uno dei risultati migliori di questa sua bulimia emotiva. Certezza che l’ha portato addirittura a lasciare un proprio cameo tra i versi del pezzo. "Inizialmente Giuliano mi ha proposto un brano (bellissimo) che però non sentivo troppo nelle mie corde, quando me ne ha mandato uno piano e voce mi sono reso conto immediatamente che era quello perfetto; anche se, prima d’inciderlo, me lo sono dovuto “mengonizzare” ben bene" commenta Marco, presentando questo suo lavoro fresco di conio, in una vecchia fonderia nel cuore di Milano; undici canzoni, prodotte ancora una volta da Michele Canova Iorfida, con cui completare quel flusso di coscienza avviato undici mesi fa da “Parole in circolo” - tre dischi di platino, oltre centocinquantamila copie vendute denudandone i sentimenti per portare a maturazione punti di vista e intuizioni.

Quali sono le cose che non ha?

"Quelle che mi hanno permesso di crescere, perché mi sono messo in gioco per trovarle. Il titolo va inteso come un monito, innanzitutto a me stesso, a imparare a guardarsi dentro, a godersi ogni attimo di questa vita che va di fretta".

“Rock bottom” porta la firma di Sia.

"Da tre-quattro anni lei e Stromae sono due riferimenti assoluti per me. Figurarsi, quindi, l’entusiasmo di poter interpretare un suo pezzo. Anche perché amo il suo modo di comporre e trovo che nella costruzione di certe sonorità i nostri gusti siano straordinariamente affini".

Quello di Sia è l’unico non in italiano del disco?

"È un brano bellissimo ma con dei contenuti impossibili da tradurre in italiano. Così ho preferito lasciare il testo in inglese".

Il talento in emersione su cui ha puntato le antenne?

"Direi Kwabs, che da noi conoscono in pochi, ma in Inghilterra è già qualcuno".

A dispetto del titolo, “Parole in circolo” trova spazio solo qui e non nel disco omonimo pubblicato a gennaio.

"Allora non era ancora abbastanza maturo per essere registrato; ecco perché l’ho fatto solo ora. “Parole in circolo” è uno dei tre pezzi che avevo nel cassetto fin da allora, tutti gli altri sono arrivati poi. Ho fatto il possibile per equiparare primo e secondo capitolo. Spero di esserci riuscito, anche se non sono mai totalmente soddisfatto di quel che faccio, perché questa è la mia natura”.

Il 28 aprile debutta al PalaAlpitour di Torino il #MENGONILIVE2016.

"I concerti del 2015 (che gli sono valsi pure il Best European Act di Mtv, ndr) sono stati esaltanti, quindi non vedo l’ora di tornare nei palasport. A fine maggio il tour mi porterà pure all’Arena di Verona e non per una ma per due sere. Mi sto guardando attorno anche all’estero, in particolare in Spagna, e spero di avere a breve delle novità".