Avezzano (L'Aquila), 30 gennaio 2021 - Si sente un grido, "nooooo!". Poi quella frase che nessuno avrebbe mai immaginato: "L'Ericsson ha perso il carico!". Parole di incredulità e sconforto mentre si vede il gatto delle nevi volare giù, e schiantarsi sulle rocce. Scene da brivido e paura ieri pomeriggio sul monte Velino. Si continuano a cercare i 4 escursionisti di Avezzano (L'Aquila) dispersi da domenica. Il cielo era azzurro, la scena davanti agli occhi dava  speranza. La gru volante in forza ai vigili del fuoco, un mostro di forza da 75 quintali capace di caricare i carri armati,  stava portando in quota un gatto delle nevi, apripista in un'operazione imponente,  abbassare quel muro alzato dalla valanga, in certi punti si raggiungono i 12 metri. L'aveva messo a disposizione il gestore delle piste da sci di Ovindoli. Ma il pilota  per ragioni di sicurezza ha dovuto sganciare il suo carico a metà strada,  stava oscillando troppo per il  vento. Così il mezzo è andato perso.  "La zona è deserta, nessun danno e nessun ferito. Abbiamo dovuto farlo perché l'elicottero era ingovernabile", confermano i vigili del fuoco, che coordinavano l'operazione. 

Ma le ricerche vanno avanti, con un dispiegamento di forze e mezzi imponente. Soccorso alpino e speleologico, pompieri, esercito con gli alpini del 9 Reggimento dell'Aquila, finanza,  protezione civile, carabinieri, polizia, unità cinofile da Moena, unità speciali per le valanghe da Belluno. Ci sono anche i soccorritori che arrivarono per primi a Rigopiano, su sci e pelli di foca. Anche questa è come una grande famiglia. La famiglia di chi ama la montagna. Cercano le tracce di  Tonino Durante, 60 anni, conosciutissimo anche per la sua bottega di coltelleria; cugino di Gian Mauro Frabotta, 33 anni, ingegnere dell'Eni a Milano, grande conoscitore delle cime, un anno fa aveva scalato il Nepal, il papà è commerciante. E ha un negozio di articoli sportivi proprio di fronte a quello di Tonino anche il padre di Gianmarco Degni, 26 anni, studente, fidanzato di  Valeria Mella, 25 anni, figlia di un maresciallo dei carabinieri.

"Per noi sono come di famiglia. Li stiamo cercando con trecento soccorritori arrivati da ogni parte d'Italia, amici fraterni anche da Valle d'Aosta, Friuli, Veneto, Alto Adige, Piemonte, Marche, Lazio.... C'è stata una mobilitazione corale. Noi speriamo, speriamo sempre. Questa valanga ha dimensioni enormi. Nei punti laterali, dove ha spinto di più, la profondità della neve arriva a 12 metri. Neve... Ormai è soprattutto ghiaccio". Antonio Di Palma è il presidente del Cai di Avezzano. Sono stati giorni duri, a combattere con il meteo avverso e con la nebbia, nemica degli elicotteri. Oggi c'era tanta attesa per il gatto delle nevi, "mostro meccanico da duecento cavalli - spiega Di Palma -. Ha una lama che riduce il cumulo. Quando si arriva a un metro, i cani sentono di più e possono intervenire anche loro. Invece quando c'è nebbia, i soccorritori devono salire in quota a piedi,  per dieci chilometri, con gli sci". Dopo l'incidente è tutto da ripensare. Ripartendo dalla sonda. Resta lo sforzo eroico delle squadre. Come non pensare alla valanga di Rigopiano?  Alla notte degli eroi che il 18 gennaio 2017 arrivarono sulla scena del disastro con la sola forza delle gambe e di una volontà d'acciaio, anche loro usarono sci e  pelli di foca. E infatti ci sono le famiglie delle 29 vittime, tra le migliaia di persone che ogni giorno commentano le notizie in arrivo dall'area delle ricerche, grati alla competenza e al cuore dei soccorritori. I dispersi, "ragazzi espertissimi. Queste montagne erano un ripiego. Non erano abituati a cime così basse.  Domenica era brutto, hanno pensato di uscire ma di fare un giro breve, tornando a casa per l'ora di pranzo. Noi speriamo. Speriamo fino all'ultimo".