La Via Crucis dei terremotati

Amatrice, 30 marzo 2018 - La Via Crucis dei terremotati deve adattarsi a un mondo nuovo, quello di prima non c’è più. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia: oggi i punti di riferimento sono i villaggi di casette. Gli stessi dove vivono i sacerdoti, dove ci sono le chiese. Se va bene di legno, con la campana, un simbolo e un punto di riferimento. Qualche volta bisogna ancora accontentarsi dei container. Perché la vita, a 19 mesi dalle prime scosse, è sempre sospesa nelle terre colpite dal sisma del 2016. Nazzareno Gaspari, parroco di Arquata del Tronto, nelle Marche squassate dal terremoto infinito (qui si concentra più del 60% dei danni), spiega così il percorso della processione: “Un chilometro, da Borgo 1 a Borgo 2”, come si chiamano i villaggi di casette. Appuntamento alle 21, ci sarà spazio per la riflessione in un comune  'bombardato' dalle scosse. Decine di morti, un paese come Pescara del Tronto cancellato, e ancora “non sappiamo dove potremo ricostrruirlo”, ammette il sindaco Aleandro Petrucci. Milleduecento residenti prima del sisma, oggi ne sono rientrati la metà. Don Nazzareno però guarda avanti: “Stasera ragioneremo sulle nostre croci ma proveremo ad andare oltre. Dobbiamo guardare alla Resurrezione. Dobbiamo cominciare a ragionare diversamente. Se continuiamo a pensare a quel che abbiamo perso non ne usciamo più. Adesso la realtà è un’altra. Questo dev'essere il senso della Pasqua, la spinta al cambiamento. Non solo di strutture ma di mentalità. Prima c’erano 13 frazioni e 5 parrocchie. Oggi stiamo costruendo un’unica comunità. La vita ci richiede questo”. Anche Amatrice, il centro del dolore, il simbolo della distruzione - erano le 3.36 del 24 agosto, il sisma colpì con magnitudo 6, con la vicina Accumoli si contarono 249 morti -, deve fare i conti con un linguaggio nuovo. Padre Savino D’Amelio oggi pomeriggio alle 15.30 guiderà la Via Crucis come l'anno scorso, quando c'era la diretta tv. Stavolta è tutto più discreto. Spiega il sacerdote: “Partiremo dall’Area Zero, il primo villaggio di casette abitato, sotto il campo sportivo, e arriveremo in chiesa. Sì, è un prefabbricato, di fronte al cimitero”. E richiama visitatori da tutta Italia la Processione del Cristo Morto che questa sera alle 21 animerà Norcia, nel cuore dell’Umbria terremotata, stavolta senza vittime. Quattrocento figuranti e una scenografia imponente, le 14 stazioni narrate da quadri viventi lungo le mura della città. L'hashtag: #riparTiAmo. Nonostante il terremoto il percorso è rimasto quello, spiegano alla Pro Loco. Cambia solo la partenza, prima era dal centro, oggi dal piazzale delle casette di Porta Palatina (per info www.proloconorcia.it). Ci sono i paesi distrutti e quelli che devono fare i conti con il deserto del dopo sisma. Come Corridonia, siamo tornati nel cratere marchigiano, alle porte di Macerata. Si chiamava Pausula, nel 1931 cambiò nome in onore di Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario e irredentista. Don Fabio Moretti, il parroco della chiesa dei Santi Pietro Paolo e Donato, ricorda la tradizione di San Francesco, "che si raccolse in preghiera davanti al Crocefisso, e ancora oggi capita di vedere i fedeli più anziani recitare il rosario dando le spalle a una colonna, si tramanda che vi sia stata incastonata una pietra alla quale il santo si appoggiò per pregare, la considerano capace di guarire dal mal di schiena. Sì, oggi il problema è il deserto del centro, un po’ era così anche prima del terremoto, ma sicuramente le scosse hanno aggravato la situazione. La nostra piazza razionalista, bella come un quadro, è sempre più... metafisica". La chiesa dei Santi Pietro Paolo e Donato è stata danneggiata, poi recuperata da lavori di consolidamento. In giro si vedono edifici puntellati. Stasera alle 21 partendo dalla parrocchia si porteranno in processione la bara con il Cristo morto e le statue dei santi.