Adriano Duse padrino alla Cresima della nipote più grande, oggi ventenne
Adriano Duse padrino alla Cresima della nipote più grande, oggi ventenne

Vicenza, 5 aprile 2021 - Fratello e sorella avevano imparato a camminare insieme, sui sentieri delle "loro" montagne. E avevano mantenuto un legame fortissimo anche da adulti. Serate a discutere di storia e filosofia, ad ascoltare musica, a stare insieme e basta. Fino a quella domenica 8 maggio 2016. Quando Adriano Duse, 42 anni, educatore a Maerne di Martellago (Venezia) è sparito per sempre nei boschi che amava. Un mistero, come decine di altri, ogni anno, nei numeri del Soccorso alpino. Escursionisti mai tornati a casa e mai più ritrovati. Con la sorella Cristina, mamma di sette figli tra i 20 e i 6 anni, si erano visti il giorno prima. C'era la Comunione di uno dei ragazzi.  Lei, che sapeva tutto della sua passione per le escursioni, lo aveva "liberato" dall'impegno della cerimonia. "Vai pure -  gli aveva detto - che poi il tempo cambia e viene brutto". Così Adriano quella domenica ha preparato lo zaino con i panini ed è partito per una giornata di sole e silenzio sui sentieri al confine tra Dolomiti friulane e Cadore, il suo posto del cuore. E lassù, terra selvaggia sopra la diga del Vajont, è scomparso per sempre. Lo hanno cercato per settimane, hanno scandagliato le montagne  anche con i cani molecolari. Nessun esito. "La macchina - racconta la sorella Cristina - l'abbiamo poi ritrovata  vicino al rifugio Pordenone, in Friuli, a Cimolais. Lui amava molto quel posto.  Già da piccoli praticamente avevamo  visto tutto il Cadore. Ormai con il periodo bello è diventato impraticabile, c'è sempre un sacco di gente. Là, invece, è ancora selvaggio". No, in famiglia non hanno mai pensato a un allontanamento volontario. Ancora la sorella: "Eravamo legatissimi, ci vedevamo e ci sentivamo di continuo, dovevamo vederci il giorno dopo. Non avrebbe mai fatto una cosa del genere. E poi teneva troppo al suo lavoro. Era un educatore, anche con un ruolo di responsabilità. Si occupava di persone fragili, disabili di mente. Si stava per laureare per la terza volta". Dopo filosofia e scienze dell'educazione, era vicino a concludere gli studi in  psicologia. E' difficile non avere una tomba per piangere una persona amata? "Lui non avrebbe mai voluto essere seppellito in un cimitero - risponde Cristina -. Preferisco saperlo libero, tra i suoi  boschi. E' morto dove più amava fare escursioni, ci andava molto spesso. Questo pensiero mi consola. Io credo che si sia sentito male, forse un aneurisma... Non credo sia scivolato. Non era uno sprovveduto che andava ad arrampicarsi fuori posto. Sicuramente gli è successo qualcosa che gli ha impedito di capire che cosa gli stesse accadendo".  E' rimasta sorpresa del mancato ritrovamento? "Se anche lo ritrovassimo adesso non cambierebbe niente, non riusciremmo a sapere che cosa gli sia successo - è il pensiero della sorella -. Se lo avessimo trovato prima, forse... Spero solo che non abbia sofferto". Ad agosto di cinque anni fa con la famiglia è andata a recuperare la macchina, "dopo non ho più avuto il coraggio di tornarci - confessa -. Non ce la faccio, mi viene l'angoscia. Voglio ricordare le cose belle. Le serate insieme, con lui  si poteva parlare di tutto. Ancora non riesco a leggere le cose che scriveva. Un giorno, forse...".