Stefano Feniello, morto a 28 anni a Rigopiano
Stefano Feniello, morto a 28 anni a Rigopiano

Pescara, 4 marzo 2021 - L'imputato Alessio Feniello è stato assolto per tenuità del fatto. "Almeno non potremo dire che il primo condannato di Rigopiano è il padre di una vittima", commenta  il difensore, Camillo Graziano. Insomma non si farà tre mesi di carcere - come chiedeva il pm -  il papà di Stefano, morto a 28 anni nella strage del resort che fece 29 morti, era il 18 gennaio 2017, una slavina seppellì l'hotel ai piedi del Gran Sasso. Perché "il primo condannato di Rigopiano" era disposto a scontare il carcere, chiedendo giustizia, nessuna intenzione di pagare la  multa da 4.450 euro dopo aver violato i sigilli, un giorno di maggio 2018, per portare  fiori sulla 'tomba'  del ragazzo, tra i resti dell'hotel. E si erano mossi in tanti per raccogliere fondi, "ma io lo avevo detto da subito, non pagherò". Quel luogo di morte e devastazione con il tempo era  diventato  meta di pellegrinaggi macabri, fecero il giro d'Italia le foto della gita di Pasquetta, a caccia di souvenir, magari con un pallone.  "Oggi mi sono ricreduto. Il giudice, una donna, mi ha ispirato fiducia. Comincio a credere nella giustizia", dice l'uomo dopo il primo processo di Rigopiano. Il primo concluso. Quello vero, tra un rinvio e l'altro, è sempre all'udienza preliminare. "Mi preoccupa, va troppo lento", confida  Feniello. Poche ore prima aveva spiegato le sue ragioni, l''esame' è durato un quarto d'ora. Dopo la profanazione di Pasquetta, ha chiarito al giudice, aveva sentito la necessità di un "gesto riparatore", portare fiori sul luogo del disastro. Quel giorno si era inalberato  quando le forze dell'ordine gli avevano detto che non poteva entrare. E allora i picnic?  "Loro stavano lì a pattugliare da gennaio 2018 - ricostruisce Feniello -. Eppure a Pasqua c'è stato tutto quel trambusto, là dentro. Il mio avvocato ha chiesto, come mai? Avete permesso di fare le grigliate, dove noi abbiamo portato i fiori". Tra parentesi ma non troppo: per la moglie Maria, che era con lui, era stata decisa subito l'archiviazione, proprio per la tenuità del fatto. Graziano non aveva dubbi. "Non riuscivo neanche a immaginare che un giudice potesse condannare Feniello, dopo aver ascoltato le sue ragioni. A luglio 2019 aveva ricevuto un decreto penale di condanna ma non era mai stato sentito. Nessuno gli aveva chiesto, ma perché sei andato su? Gli ho detto, vieni e spiega. Le sue motivazioni non erano abiette, come quelle di chi è andato a Rigopiano per rubare legna, fare gite macabre o selfie. E' un padre che lì ha perso un figlio e che vede profanata una tomba". E adesso? "La procura potrebbe fare ricorso", mette in conto l'avvocato. Le motivazioni saranno pubblicate entro sessanta giorni.