Jacopo Luchini (FISIP)
Jacopo Luchini (FISIP)

UNA MANO, quella sinistra, gli manca dalla nascita. Eppure Jacopo Luchini, ventisettenne di Montemurlo, provincia di Prato, viaggia verso la Paralimpiade coreana del marzo prossimo infischiandosene della menomazione. Merito del suo coraggio e della sua…tavola, intesa come strumento di passione sportiva. La tavola dello snowboard, sulla neve. «Non mi sono mai sentito una persona di serie B – racconta il giovane uomo toscano, fresco di laurea in servizio sociale –. Anzi, se parliamo di agonismo sono addirittura un polivalente!».

Cosa c’è stato prima del surf sulle piste imbiancate? «Ero piccolissimo e mi dedicavo al nuoto. Ho gareggiato a lungo insieme ai normodotati e a volte in piscina li ho anche battuti».

Son soddisfazioni. «La aplasia, la disabilità con la quale sono venuto al mondo, non volevo avvertirla come un limite. E anche dell’infanzia ho un ricordo felice, non sono stato vittima di pregiudizi feroci o di ostilità inconfessabili».

Lo sport aiuta ad abbattere le barriere. «Esatto. Dopo il nuoto mi sono buttato sul calcio. A Montemurlo c’era un bel gruppo di amici, io facevo il terzino destro e la mano sinistra per il ruolo non mi serviva. Abbiamo vinto anche un paio di campionati provinciali».

E poi è arrivato lo snow board. «Per niente. Prima mi sono innamorato del Muay Thai».

Chiedo scusa per la imperdonabile ignoranza: è un video gioco? «Ma quale video gioco, si tratta di un’arte marziale. Roba tosta. Mi piaceva anche tanto, ma per i combattimenti mancavano norme adeguate alle esigenze dei disabili».

Meglio la neve. «Andavo a sciare al Cimone o all’Abetone. Sono stato notato dai maestri dell’Appenino modenese, su al Passo del Lupo e al Lago della Ninfa. Così è saltata fuori l’idea della tavola, che usavo per divertirmi già sette anni fa, quando ero un ventenne scatenato».

I risultati sono arrivati subito? «Mi hanno aiutato tantissimo gli amici dello Sci Club Paralimpic Fanano diModena. Ai primi campionati italiani cui ho partecipato mi sono classificato terzo. E sono entrato nel giro della Nazionale, grazie al supporto della Fisip, che è la federazione italiana sport invernali paralimpica. Ho trovato compagni di squadra più esperti di me che mi hanno fatto crescere nel modo giusto».

Datemi una tavola e solleverò il mondo. «A proposito di mondo: ai mondiali di Big White, in Canada, sono salito sul podio, medaglia di bronzo. Nella nostra disciplina la continuità di rendimento è importante. La settimana scorsa ero in Olanda, per una competizione indoor…».

Lo snowboard al chiuso? «Beh, tra Amsterdam e Rotterdam mica ci sono montagne! Abbiamo gareggiato al coperto e ho conquistato altre tre medaglie, delle quali due di argento in Coppa del Mondo e si tratta della miglior performance internazionale fin qui realizzata da me».

Con la Paralimpiade coreana come la mettiamo? «La mettiamo che l’anno scorso sono andato là, per le competizioni pre olimpiche. Le piste non mi sono piaciute tantissimo ma darò tutto me stesso per riuscire a rappresentare l’Italia ai Giochi».

E se poi Kim Jong Un e Trump si scambiano missili proprio in quei giorni lì? «Beh, per la pace nel mondo sono sempre pronto a dare l’unica mano che ho!».