Adesso sono tutte e tre in salvo, chiuse in teche di cristallo, al riparo dall’inquinamento e dalle mani dei turisti.

L’ultima grande porta del Battistero di Firenze ad entrare nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore è stata la Sud, la più antica, realizzata quasi 700 anni fa da Andrea Pisano, uno dei maggiori artisti del Trecento, discepolo e collaboratore di Giotto. Per sistemarla accanto alla celebre Porta del Paradiso e alla Porta alla Nord – entrambe di Lorenzo Ghiberti –, si è dovuto aspettare la conclusione di un lungo e impegnativo restauro.

Recentemente terminato, l’intervento ha riportato alla luce la bellissima doratura e allo stesso tempo ha recuperato i meravigliosi dettagli delle parti scultoree, realizzati con una cura talmente appassionata da farli sembrare una “preghiera”.

Al posto degli originali, all’esterno del Battistero di piazza San Giovanni, sono state collocate ore le tre copie dei portali, realizzate dalla Galleria Frilli di Firenze.

Con la Porta Sud si conclude un ciclo di restauri iniziato nel 1978, diretti ed eseguiti dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, iniziato con la Porta del Paradiso (1978 - 2012) e seguito dalla Porta Nord (2013 - 2015).

Durante l’alluvione del 1966, la Porta Sud fu gravemente danneggiata: l’anta destra fu quasi spaccata in due da una grave lesione trasversale, mentre alcune formelle caddero. Una delle 48 teste leonine fu perduta, trascinata forse via dalla corrente dell’Arno che imperversava per le strade.

Sulla parete alta della porta si legge ancora oggi la firma dell’artista: «ANDREAS UGOLINI NINI DE PISIS ME FECIT A.D.M.CCC.XXX” (Andrea figlio di Ugolino figlio di Nino di Pisa mi ha fatto nell’anno del Signore 1330). Il gigante in bronzo e oro di circa 8 tonnellate di peso per 4 metri e 94 cm di altezza e 2,95 di larghezza, fu commissionato dalla potente Arte di Calimala, ovvero dei mercanti. Per loro Andrea Pisano eseguì le 28 formelle della Porta di cui 20 con episodi della vita di San Giovanni Battista, patrono del Battistero e della città di Firenze, e 8 con figure emblematiche. Sull’anta di sinistra sono rappresentati gli episodi relativi al ruolo di profeta del Battista, mentre a destra quelli del martirio. Le formelle sono intervallate da 74 fregi dorati, ognuno decorato con rosette alternate a diamanti, mentre ai vertici dei quadrilobi, contenenti le scene, si trovano 48 teste di leone. Per realizzare la sua opera, Andrea Pisano guardò certamente al ciclo di mosaici del Battistero e agli affreschi di Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce. Lo stile dell’ultimo Giotto è leggibile nelle figure e nelle composizioni di Andrea, e non è escluso che il grande maestro abbia disegnato qualcuna delle scene o quantomeno offerto spunti per l’organizzazione spaziale e narrativa delle singole formelle.

Olga Mugnaini