Questo è l’anno di Raffaello, ma restano comunque vivi i riflessi delle celebrazioni del 2019 dei 500 anni dalla morte di Leonardo. Ad esempio, fino al 19 aprile nella Sala del tesoro del Castello sforzesco si può visitare la mostra "Una scrittura allo specchio. I segreti della sinistra mano di Leonardo".

La mostra, a cura di Isabella Fiorentini, Loredana Minenna e Marzia Pontone, ripercorre le fasi essenziali della formazione del genio vinciano attraverso l’analisi della sua scrittura. Il pubblico osserva e confronta l’esperienza grafica di Leonardo grazie alla presenza in mostra del Codice Trivulziano, conservato al Castello Sforzesco, e del foglio 170 del Codice Atlantico, oggi alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Il titolo "Una scrittura allo specchio. I segreti della sinistra mano di Leonardo" gioca consapevolmente con le parole e l’immaginario collettivo allo scopo di introdurre il pubblico a un viaggio di scoperta al di là dei miti e dei luoghi comuni.

L’infanzia di Leonardo nella nativa Vinci, l’apprendistato a Firenze e il suo arrivo a Milano sono infine evocati in mostra attraverso un video tratto dal fortunato spettacolo "Leonardo, che genio!", scritto e interpretato da Elena Russo Arman e prodotto dal Teatro Elfo Puccini. Nello stesso periodo nella Sala dei Ducali c’è la mostra "L’Atelier di Leonardo e il Salvator Mundi". La piccola esposizione è incentrata sul recente ritrovamento di un disegno custodito nel Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco e mai esposto prima. Il foglio è entrato nelle collezioni civiche nel 1924 tramite un importante acquisto dal santuario milanese di Santa Maria presso San Celso. Sul recto sono disegnate copie di studi anatomici di Leonardo di diverse epoche e cronologie (1490 – 15101513 circa), sul verso si trovano la scritta "Salv"a"tor mundi" e uno studio di panneggio, forse il dettaglio di una manica.

Gli studi di figure e i particolari anatomici rappresentati insieme al tipo di carta permettono di collocare la sua realizzazione nell’ambito dell’atelier di Leonardo e di fissarne l’epoca verso l’inizio del secondo decennio del Cinquecento, in un momento in cui il maestro e la sua bottega stavano elaborando il motivo iconografico del Salvator Mundi.

Cosimo Firenzani