(SEGUE DALLA PRIMA)

A livello istituzionale, soprattutto europeo, le due più grandi e vincolanti novità riguardano l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi (entrambi del 2015). Sono molte le imprese, soprattutto più grandi e strutturate, che si stanno fortemente impegnando sulla rendicontazione dei criteri ESG (Environment, Social e Governance) delle attività e degli investimenti, ma l’accelerazione più forte arriverà da una certa finanza che ha già compreso come i rischi sociali e ambientali dell’impresa sono la cartina tornasole di rischi finanziari di medio-termine e si è già organizzata per diventare presto ESG compliant.

In questo senso, un finanziamento o un bond non saranno più vincolati al solo Bilancio aziendale o Rating creditizio, ma l’impresa dovrà dimostrare di sviluppare un business inversamente correlato sia con i rischi climatici sia con quelli rischi indiretti, che derivano dal cambiamento delle tecnologie, della normativa di riferimento o del comportamento di acquisto dei clienti che opteranno sempre più per prodotti sani, socialmente sostenibili e compatibili con l’ambiente. alla sfida sociale – che per l’Italia coinvolge 20 milioni di persone in stato di disagio su 70 milioni a livello europeo – e a quella ambientale – che solo pensando ai cambiamenti climatici provocherà una rivoluzione a breve termine nelle produzioni agricole e industriali dei territori – conviene recuperare l’insegnamento Shumpeteriano per cui "il cambiamento è inevitabile, ma cambiare diventa una scelta". Una schiera di condottieri ha già scelto di cambiare e non solo di resistere, per non restare imballati e produrre finalmente Rinascimento.