Tutto è iniziato con un modello che neppure è stato capito – e quindi anche poco venduto – per quanto era avanti dal punto di vista estetico e concettuale. Troppo grande per le abitudini dell’epoca e troppo costoso per essere un apprezzato sportivo in acciaio, ma con un sopraffino movimento automatico extra-piatto tuttora ineguagliabile per classe meccanica. Eppure la leggenda è iniziata così. Nel 1972. Con il Royal Oak Referenza 5402, disegnato dal grandissimo Gerald Genta (1931-2011), e denominato “Jumbo” perché i 39 mm di diametro di quella cassa con bracciale integrato si facevano notare allora come oggi, con il successore in acciaio che adesso prende il nome di Referenza 15202: con quadrante blu “Petite Tapisserie”, senza la lancetta dei secondi e datario a ore 3. Con ancora quel movimento divenuto nel frattempo leggendario (come il resto dell’orologio): il celeberrimo Calibro 2121 (basato sullo Jaeger-LeCoultre 920 e peraltro mai utilizzato in un suo orologio, che un tempo era incassato anche nel Nautilus e nel Vacheron Constantin 222). Raffinatissimo movimento automatico extra-piatto, che in un’altra versione diventa anche un pregevole calendario perpetuo aggiungendovi il modulo indicante settimana, giorno, data, fasi luna, mese e anno bisestile.

Mentre questa in foto è la nuova versione del Jumbo, ancora più di nicchia, la Ref. 15202IP: con cassa satinata in titanio – sempre del diametro di 39 mm – e lunetta lucida in platino. Tutto il resto non cambia, movimento compreso.

Audemars Piguet, con il Jumbo, ha poi dato il via, nel corso dei decenni, a quella che probabilmente è la collezione più esaustiva nell’alto di gamma sportivo, comprendente tante declinazioni tutte a loro modo di successo: dal Jumbo ai fantasmagorici pluricomplicati con ripetizione minuti, equazione del tempo e tourbillon, senza dimenticare la “muscolosa” linea OffShore, anche in versione subacqueo professionale con il Diver, fino al più sobrio Royal Oak Cronografo.