di Claudia Marin L’impatto di Omicron e del rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime lo sconteremo (e non sappiamo quanto) soprattutto nei mesi a venire. Ma quel che è certo, tirando le somme di questi dodici mesi, è che il 2021 della sostenuta rincorsa alla vaccinazione di massa contro il Coronavirus e, soprattutto, della più robusta ripresa economica dagli anni Sessanta a oggi, con il Pil a quota 6,3 per cento, sarà ricordato come l’anno di Mario Draghi. E poco conta l’accademica distinzione tra ’rimbalzo’ dalla drastica caduta dell’economia del 2020 e crescita ex novo, quando l’Italia si consegna all’anno che entra come il Paese...

di Claudia Marin

L’impatto di Omicron e del rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime lo sconteremo (e non sappiamo quanto) soprattutto nei mesi a venire. Ma quel che è certo, tirando le somme di questi dodici mesi, è che il 2021 della sostenuta rincorsa alla vaccinazione di massa contro il Coronavirus e, soprattutto, della più robusta ripresa economica dagli anni Sessanta a oggi, con il Pil a quota 6,3 per cento, sarà ricordato come l’anno di Mario Draghi. E poco conta l’accademica distinzione tra ’rimbalzo’ dalla drastica caduta dell’economia del 2020 e crescita ex novo, quando l’Italia si consegna all’anno che entra come il Paese che ha avuto la migliore performace in ambito europeo, ponendosi a livello di Cina e Usa.

A certificarlo, del resto, non siamo in maniera più o meno autocelebrativa noi italiani. Ma, mai come questa volta, abbiamo incassato riconoscimenti autorevoli da fonti e istituzioni che non hanno risparmiato, in nessuna occasione, critiche, riserve, moniti e accuse all’Italia per la sua politica economica.

Basti pensare all’Economist: non si contano le copertine di j’accuse ai vizi, ai limiti e ai governanti italiani degli ultimi decenni. Eppure, solo qualche settimana fa il blasonato settimanale britannico ha incoronato l’Italia ’Paese dell’anno’, grazie a "un premier competente e rispettato a livello internazionale" che ha saputo fare da regista anche a "una maggioranza che ha sepolto le divergenze a sostegno di un programma di profonde riforme".

Un premio all’Italia – scrivono gli analisti anglosassoni – che non è legato alla vittoria degli Europei o a quella di Eurovision, ma alle sue ’politiche’, agli investimenti e al Pnrr, e, dunque, non al Paese più grande, più ricco o più felice ma "a quello che, secondo noi, è migliorato di più".

Insomma, con il Pnnr è principalmente la crescita al 6,3 per cento, dovuta anche alla campagna vaccinale e alle misure di contenimento selettivo come il doppio Green Pass che hanno permesso di andare oltre le chiusure generalizzate delle fasi precedenti, a essere oggetto di considerazione in ambito internazionale. Gli analisti dell’Ocse, che vedono nero o almeno grigio per il resto del mondo, certificano invece per il nostro Paese un boom economico che rinvia al Miracolo degli anni Sessanta. Tutto è cambiato da allora ma, ancora una volta, è la piccola e media impresa manifatturiera, con un indice-record, a spingere la risalita dal baratro. Ma con tanto di regia pubblica: "Il problema strutturale in Italia è la crescita, ma l’attuale politica di governo lo sta affrontando nel modo giusto. Per la prima volta c’è una combinazione di forte sostegno pubblico all’economia e di riforme. È la situazione ideale", afferma la capoeconomista Laurence Boone.

E questo mentre la direttrice operativa dell’Fmi, Kristalina Georgieva, ha dato, a sua volta, il suo endorsement alle misure del governo contenute nella manovra e al nostro Recovery Plan: "Go, Italy, go. Congratulazioni all’Italia per questo livello di forte crescita". A fare la differenza, per tutti, è stato l’ex numero uno della Bce. E, non è un caso, che dalla politica economica a quella estera (come si è visto nel recente G20 nella Capitale) il riconoscimento sia venuto senza riserve dai principali leader europei e mondiali.