Lucia Aleotti
Lucia Aleotti

“Non credo nelle quote rosa ma le donne devono poter conciliare casa e lavoro. Ecco perché la Menarini ha anche l'asilo nido”

NATA IL 5 ottobre 1966 a Londra
LAUREA: Economia
LAVORO: imprenditrice

Da bambina voleva fare l’astronoma. E in qualche modo ha esaudito il suo sogno, anche se al posto delle stelle ha finito per esplorare le costellazioni dei farmaci. Ce ne sono di tutti i tipi nell’universo Menarini, con galassie sempre nuove di prodotti da studiare, sperimentare, promuovere, con brevetti da far nascere, molecole da combinare. Lucia Aleotti è, come si dice, una vera capitana d’industria. Insieme al fratello Alberto Giovanni ha guidato la multinazionale del farmaco oltre gli orizzonti geografici raggiunti dal padre Alberto. E anche se oggi a capo del gruppo c'è un nuovo presidente, Eric Cornut, anima e cuore dell’impero restano loro, i due fratelli Aleotti.

Secondo lei ha ancora senso festeggiare l’8 marzo?

«A me non piacciono le bocce con i pesci rossi. Non credo nelle quote rosa. Credo semmai che le donne vadano aiutate nell’organizzare una società che offra loro i servizi necessari per conciliare i diversi aspetti della vita».

Però non sono ancora molte le donne al vertice di grandi aziende, almeno in Italia.

«Io conosco bene il settore della farmaceutica e posso ammettere che sia un contesto particolarmente rosa, perché lì le donne nei posti di comando sono praticamente il 40% o poco meno».

E in Menarini, con 17mila dipendenti, com'è la situazione?

«Il 48% dei nostri dipendenti sono donne. E in un settore strategico come la ricerca e lo sviluppo sono addirittura il 70%».

Ma da piccola che mestiere voleva fare?

«Mi piaceva guardare il cielo e volevo fare qualcosa collegato alle stelle. Alla fine ci sono andata vicino, passando dal molto grande al molto piccolo, se pensiamo alle molecole, ma anche questo è pur sempre un universo. Sono una normale laureata in economia, che però vede un mondo che è meraviglioso».

In particolare a cosa si riferisce?

«Alla ricerca sui farmaci. Questo tipo di industria è davvero un universo da esplorare, tutti i giorni».

Insomma, un cuore da esploratore prestato all’industria.

«Molte leggi della fisica che governano il mondo sono le stesse che servono per guidare le imprese. Regole ferree come tenere i piedi per terra, non fare il passo più lungo della gamba, sapere dove si può arrivare con le nostre forze e quando invece affidarsi a chi è più esperto. In fin dei conti è la scelta che abbiamo fatto l'anno scorso affidando la nostra azienda al presidente Eric Cornut, che ha più esperienza di noi».

E quando non lavora, che fa?

E' noto che non faccia vita da jet set. Non amo lo star system e mio marito condivide questo profilo di non visibilità. Arrivo a dire che siamo noiosi e banali».

Certamente molto riservati. E con una famiglia molto unita.

«Sì, la famiglia è sempre stata il primo pensiero, a cominciare dai miei due figli che ormai cominciano ad essere grandi. Ho avuto la grande fortuna di avere due nonne molte attente e un marito disponibile, con la mia stessa filosofia nel seguire i ragazzi, e quindi mi è stato possibile conciliare i tempi del lavoro con quelli della mamma».

Nasce per questo l’asilo nido Menarini Baby?

«Sì, avendo molte donne giovani in azienda, cerchiamo di favorirle con questo fantastico asilo interno, che è aperto dalla mattina alle 7.45 fino alle 18. Inoltre, durante la pausa pranzo le mamme possono andare dai loro bambini, e per qualunque necessità li hanno vicini. Abbiamo persino riservato un’area del garage per le neomamme e le donne incinte, anche a scapito di qualche dirigente che deve parcheggiare fuori».

Come vede le donne di oggi?

«Molto grintose. Vediamo ragazze molto brillanti ai nostri colloqui, si presentano molto più ferrate e preparate dei ragazzi, consapevoli del sacrificio che porta il lavoro, senza dare niente per acquisito».

Da tempo Menarini è impegnata in progetti contro la violenza sulle donne.

«Sì, il nostro gruppo ha deciso di dare il suo supporto incondizionato nell’organizzazione del corso di formazione per giornalisti “Stop alla violenza di genere”, in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità. Sono coinvolti magistrati, psicologi, criminologi, medici e giornalisti con esperienza specifica di settore».

Ma tornando al privato, lei sa cucinare?

«Dipende da cosa si intende per cucinare... Diciamo che mi arrangio. Mio fratello sa cucinare, ecco, lui sì. Io sopravvivo. Fra i miei piatti migliori, imito indegnamente una ricetta di caponata meravigliosa, però mi piace molto».