Donne

ROMA
LE DONNE protagoniste del nuovo marketing del vino. Arrivano i primi corsi di formazione per creare le ‘wine manager’. «Qualcosa di mai fatto prima», esordisce con entusiasmo contagioso Donatella Cinelli Colombini, presidente dell’Associazione Donne del vino dal 2015, tra i pionieri del movimento fin dal 1988, prima donna-vigneron a creare una cantina tutta al femminile nel 1998 nella sua tenuta Casato Prime Donne a Montalcino. E che anche alla Fattoria del Colle a Trequanda, in Val d’Orcia, privilegia l’elemento femminile in cantina e nell’ospitalità. «Serve una nuova classe dirigente femminile nel vino, perché le donne hanno caratteristiche che agli uomini mancano».

Si spieghi meglio.
«Lo dicono gli studi scientifici. Fin dalla preistoria gli uomini cacciavano e le donne invece stavano al villaggio a curare il focolare domestico e intessere relazioni. Traslato nel mondo del vino e in epoca moderna significa che l’uomo è più portato verso gli obiettivi, sulle vendite, mentre la donna crea rapporti, cerca punti di contatto, è più portata verso lo storytelling… E oggi lo storytelling è fondamentale per vendere vino».

Quindi donne più brave?
«Nell’export è dimostrato che le cantine in rosa funzionano meglio. E tra le cantine che hanno chiuso per la crisi, quelle al femminile si sono comportate meglio. La presenza delle donne nei consorzi di tutela è inferiore al 10%».

Ma non erano state introdotte le quote rose per legge?
«Sì, ma poi nel Testo unico del vino la norma è scomparsa».

Per questo fate formazione.
«Il nostro progetto punta a obiettivi di più ampio respiro. Vogliamo creare una nuova classe dirigente al femminile nelle cantine. Il che non significa solo favorire l’aumento della presenza femminile nei cda dei consorzi di tutela, ma potenziare il marketing del vino puntando sullo storytelling».

E sulla diversità di genere…
«Partiamo dalla consapevolezza che uomini e donne hanno cervelli diversi, che comunicano in modo diverso: lui per obiettivi, lei creando relazioni. Questa circostanza può diventare un punto di forza, uno stile femminile di vendere il vino, che usa meno i contenuti tecnici e più il racconto dei luoghi e delle persone, appunto il racconto».

Avete presentato i vostri progetti formativi al mondo politico.
«Ringraziamo Luca Sani, presidente commissione Agricoltura della Camera, per averci ricevuto a Roma. I nostri corsi vertono sulla comunicazione ma anche sulle regole dei consorzi di tutela, cioè la gestione delle Doc e Docg. Sono le prime master class mai realizzate in Italia per formare chi aspira a far parte della leadership del vino. Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% di quelle industriali, eppure nei posti dove viene decisa la politica del vino, come i cda dei consorzi, sono irrilevanti».

Qualche info sui corsi.
«I corsi sulla comunicazione sono aperti a produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste, wine blogger, responsabili di marketing e comunicazione di aziende vinicole. I corsi sui consorzi sono invece destinati solo a chi lavora nelle cantine. L’invito a iscriversi va, in prima battuta, alle 770 socie delle Donne del vino e si allarga a tutto l’universo enologico femminile. Tutte le info sul sito www.ledonnedelvino.com».