Montefalco Antonelli alla guida del Consorzio
Montefalco Antonelli alla guida del Consorzio

NETTO, profondo, pulito, corposo, elegante, persistente, morbido. Il Montepulciano d’Abruzzo veste abiti a tinte vere e si appresta a tagliare il traguardo dei 50 anni della Doc come quei signori di mezza età che non perdono mai il passo e che dialogano con tutti senza temere confronti, anche con il signor Brunello. Insomma un gran vino per una grande annata, il 2018, che il consorzio di tutela si appresta a celebrare con una serie di eventi su misura: la partecipazione, dal 18 al 20 marzo, al ProWein 2018, una delle più importanti manifestazioni europee dedicate al vino, con un proprio stand ed una rappresentanza di ben 38 aziende con tanto di workshop dell’Abruzzo Wein Fest al di fuori della fiera. E poi il Vinitaly (15-18 aprile), dove l’Abruzzo si presenterà con 45 aziende, uno spazio ristorazione e un’area collettiva completamente rinnovata. E poi i percorsi (percorsi.vinidabruzzo.it) per vivere una delle ultime regioni vergini d’Italia attraverso natura, gastronomia, enoturismo. Ma quando è arrivato in Abruzzo questo rosso di gran classe? Le prime tracce si hanno a metà del 1700. Qui il ‘signor Montepulciano’ è entrato in punta di piedi scoprendo poi di trovarsi molto bene: i monti della Laga, Maiella e Gran Sasso, che svettano a poca distanza dal mare, segnano una netta divisione climatica tra le aree interne e la fascia marittima, proteggendo quest’ultima dalle masse d’aria umida provenienti dal Mar Tirreno. Il terreno permeabile e asciutto, il clima, la protezione dai venti freddi e umidi garantiscono condizioni molto favorevoli perché queste uve ricche di sostanze polifenoliche, in particolare antociani e tannini, possano esprimersi al meglio.

«SIAMO di fronte a un vitigno a bacca rossa, mediamente vigoroso – spiega il presidente dell’istituto Valentino Di Campli –, un vitigno piuttosto tardivo poiché la maturazione si colloca quasi sempre nella seconda decade di ottobre». Il risultato è un calice dal colore rosso rubino con riflessi violacei, profumi di viola, ciliegia, amarena, frutti di bosco, liquirizia, tabacco, buono anche da giovane, quando dispensa freschezza da richiamare i grandi vini bianchi, ma ben disposto per l’invecchiamento e qui esprime tutta la sua elegante potenza. Da solo il Montepulciano d’Abruzzo rappresenta oltre l’80 per cento del totale dei vini a denominazione prodotti in Abruzzo, con un volume di imbottigliato pari a 685.000 ettolitri (dati Agroqualità 2017), ed è in volumi tra i primi tre vini Doc prodotti in Italia. I principali mercati sono la Germania (17%), gli Usa (11%), il Canada (10%) seguiti da Svizzera e Uk (rispettivamente 7% e 6%). E per il 2018, anno della Doc, è attesa la novità: «Il Consorzio tutela vini d’Abruzzo – conclude Di Campli – adotterà a partire dal prossimo 1° dicembre il contrassegno di Stato per tutte le Doc tutelate. L’ottenimento della fascetta rappresenta un risultato importante, che completa l’azione di tutela sulla denominazione e che va a certificare le prospettive di una stagione strategica in termini di risultati e progettualità». Una fascetta ministeriale di cui il signor Montepulciano va orgoglioso. Perché lo protegge dalle frodi. E lo fa inimitabile.