Vigneto
Vigneto

ROMA, LA CONFERENZA Stato-Regioni ha raggiunto l’intesa sul decreto per la salvaguardia dei vigneti ‘eroici’ e ‘storici’. I vigneti eroici sono quelli ubicati su terreni che abbiano una pendenza superiore al 30%, quindi in aree dove le condizioni orografiche creano impedimenti alla meccanizzazione, in territori con un’altitudine superiore ai 500 metri, caratterizzati da impianti su terrazze o gradoni o situati in piccole isole. Quelli storici debbono avere una produzione anteriore al 1960, con forme di cura tradizionale, oppure con sistemazioni idrauliche-agrarie storiche o di particolare pregio paesaggistico, appartenenti ad aree iscritte al Registro Nazionale Paesaggi Rurali di interesse storico oppure riconosciute dall’Unesco o individuate con leggi regionali. «Si tratta di un tassello importante per tutelare zone meravigliose del nostro Paese e per valorizzare imprese che operano con tecniche tradizionali, spesso in condizioni impervie. Aziende che con le loro etichette rappresentano spesso dei fiori all’occhiello di una produzione enologica di altissima qualità» ha commentato Leonardo Di Gioia, coordinatore della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. «Come Regioni – continua Di Gioia – seguiremo con attenzione anche le fasi successive, infatti il decreto prevede un ulteriore provvedimento per un marchio nazionale per la ‘viticoltura eroica o storicà. È questa un’opportunità per tutti i territori che può legarsi anche alla promozione turistica di molte Regioni italiane».

UNCEM (Unione nazionale comuni e comunità enti montani) ha espresso soddisfazione per l’intesa raggiunta sul decreto per la salvaguardia dei vigneti ‘eroici’ e ‘storici’. È il percorso di valorizzazione ‘La montagna nel bicchiere’, fatta di tante aree strappate all’abbandono e alla fragilità dei versanti, «con imprese, enti locali, associazioni che ricostruiscono terrazzamenti e muretti a secco, sanciti patrimonio Unesco un anno fa – ha commentato il presidente Marco Bussone – Penso alle Cinque Terre, alla penisola sorrentina e alla Costiera amalfitana, a Pomaretto e alla Val Susa, a Carema e alla Valtellina, all’Alto Adige ela Friuli, alla Val d’Aosta e a tutte quelle produzioni di altissimo livello, cresciute grazie a importanti enologici, lungo le Alpi e l’Appennino. Una biodiversità vitivinicola che ci rende unici al mondo».