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23 mar 2022

Olio esausto: un pericolo per suolo, falde, mare

Inquinamento / Come il popolare ingrediente può essere nocivo per la natura

23 mar 2022
La frittura, pur deliziosa, mette a rischio non solo il giro vita
La frittura, pur deliziosa, mette a rischio non solo il giro vita
La frittura, pur deliziosa, mette a rischio non solo il giro vita
La frittura, pur deliziosa, mette a rischio non solo il giro vita

Nessuna popolazione al mondo è più affezionata all’olio d’oliva degli italiani. Questo salutare grasso di origine vegetale è il perno della cucina mediterranea e nel Bel Paese se ne usa proporzionalmente di più che in ogni altra parte del mondo. Tuttavia, per quanto possa fare bene al nostro corpo e rendere più buoni i nostri piatti, l’olio d’oliva può portare con sé delle insidie dal punto di vista ecologico e ambientale. Incriminato sotto questo aspetto è l’olio esausto, quello che in cucina si ottiene più frequentemente come residuo della frittura. La ragione sta nelle trasformazioni chimiche che l’olio subisce per effetto di questo tipo di processo: quando si frigge, scatta una reazione di ossidazione che fa sì che l’olio assorba le sostanze inquinanti risultato della carbonizzazione dei resti degli alimenti cotti. Questo porta l’olio d’oliva a perdere le sue distintive proprietà organolettiche e a diventare di fatto inutilizzabile. Non solo: in questo stato, l’olio diventa non biodegradabile e acquista un enorme potere di contaminazione e ne è sufficiente un solo litro per compromettere addirittura un milione di litri d’acqua. Se si considera che il consumo medio di olio vegetale pro capite in Italia è intorno ai 25 chilogrammi, appare chiaramente l’enorme margine di pericolo ecologico che si va rischiando laddove non si sia collettivamente consapevoli di come gestire questa risorsa.

Consigli
Quali sono i comportamenti da evitare in ogni circostanza
Per quanto ci si possa inquietare per il puro potenziale inquinante dell’olio esausto, esistono alcune semplici regole che orientano con grande efficacia verso i comportamenti ecologicamente corretti. Innanzitutto, non si deve mai versare l’olio esausto nel terreno, penetrando nel quale si mette a rischio le eventuali falde acquifere sottostanti. È anche pericoloso versarlo nelle condutture di casa, in quanto, a contatto con l’acqua, l’olio esausto galleggia e crea una pellicola che blocca il passaggio dell’ossigeno soffocando ogni vita acquatica al di sotto. Assolutamente da evitare è anche bruciare l’olio in questo stato: ciò comporta il rilascio nell’aria di sostanze altamente inquinanti che possono causare intossicazioni e disturbi di salute anche gravi.

Dalla raccolta differenziata ad una “seconda vita”
Riciclo / Come raccoglierlo, dove smaltirlo e come verrà reimpiegato
Le complicazioni ecologiche connesse alla produzione di olio esausto non ci devono scoraggiare dal concederci ogni tanto un piatto di fritto misto o di patatine. Proprio perché sono note le conseguenze ambientali dello scorretto smaltimento di questa sostanza, è stato predisposto un intero sistema che ci consente di liberarci di questa tipologia di rifiuta in maniera ecologica e senza rischi per l’ambiente. In primo luogo, è fondamentale raccogliere l’olio esausto in un contenitore che si possa chiudere ermeticamente. Alcuni Comuni italiani mettono a disposizione un recipiente apposito; in mancanza di questo possiamo dedicare allo scopo un qualunque contenitore di materiale idoneo, come il vetro. È buona regola aspettare che l’olio si raffreddi prima di versarlo, specialmente se si andrà ad utilizzare un contenitore in plastica. Fatto ciò, si potrà portare il tutto agli appositi bidoni della raccolta differenziata, alle isole ecologiche o ad altri specifici Centri di raccolta disseminati sul territorio. Da questo punto in poi, comincia il percorso di recupero dell’olio esausto, che può essere trattato e depurato da tutte le sue componenti inquinanti per poi rientrare nel mercato come elemento presente in vari tipi di prodotti. Fra questi, ricordiamo i comuni detergenti dove l’olio rigenerato funziona da tensioattivo, ma anche il biodiesel e il lubrificante vegetale per macchinari.

Conou, protagonista europeo della raccolta e rigenerazione dell’olio
Italia / Scopriamo l’ente italiano distintosi a livello internazionale
Il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, meglio noto con la sigla CONOU, è un fiore all’occhiello del sistema di raccolta differenziata italiano. Questo ente ha infatti portato il Bel Paese all’avanguardia nel riciclo e nella rigenerazione di un rifiuto altamente pericoloso, distinguendosi in tutta Europa per l’efficacia delle tecnologie impiegate, l’efficienza nella gestione, e nell’impegno per la sensibilizzazione ecologica dell’opinione pubblica. Nei suoi ben trentasette anni di vita, il CONOU ha raccolto ben 6,3 milioni di tonnellate di olio usato, delle quali ben 5,7 milioni sono state rigenerate portando un risparmio complessivo di addirittura tre miliardi di euro sulle importazioni di petrolio. Solo una percentuale molto piccola non è recuperabile né attraverso la rigenerazione, né come olio base: in questo caso, il CONOU la termodistrugge in sicurezza e senza rischi ambientali. Questo Consorzio ha anche recentemente meritato le lodi del Groupement Européen de l’Industrie de la régénération (GEIR) per essere riuscito, nel 2020, a raccogliere e a destinare alla rigenerazione il quantitativo massimo raccoglibile, pari a 171mila tonnellate. Grazie al CONSOU l’Italia mantiene di anno in anno un primato invidiatoci in tutta Europa, e sono molti gli Stati che importano il modello italiano per migliorare la propria gestione dell’olio usato.

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