Roma, 5 dicembre 2021 – Paolo Fresu suonerà al concerto per i 50 anni di “Medici senza Frontiere”, l'organizzazione umanitaria alla quale andrà l'intero ricavato della serata. La musica si mette così al servizio di chi lavora per i diritti umani nel mondo: “per dire ci siamo perché crediamo in questo percorso: io ci sono”. È con questo spirito che il trombettista, icona del jazz italiano nel mondo, Paolo Fresu salirà, il prossimo 16 dicembre, sul palco dell'Auditorium Parco della Musica di Roma per suonare all’evento “Human Nature”.

Paolo Fresu

Un concerto, “che non sarà come altri, il messaggio lanciato non è banale: la musica arricchisce le parole”, dice lo stesso Fresu. “Credo – continua – che la musica sia uno straordinario strumento di denuncia. Soprattutto in tema di diritti umani. La musica è un linguaggio artistico che può sottolineare sia le cose che ci piacciono, sia quelle che non ci piacciano”. Quasi un dovere etico quindi, per Fresu, poter mettere a disposizione la propria arte, per non voltarsi dall'altra parte ed invitare altri a fare lo stesso perché ognuno, nella quotidianità, nel proprio piccolo può dare un contributo.

Soprattutto in tempo di pandemia, un'esperienza collettiva che ha insegnato tanto, ma che “ha aggravato ed evidenziato problematiche già esistenti – sottolinea il noto trombettista –, ha portato a galla il pregresso delle troppe disparità che esistono. C'è un cuneo economico e sociale da risolvere fra le popolazioni, sempre più vasto. La pandemia ha evidenziato tutto questo. Molto del nostro pianeta va riscritto.

Il concerto: chi ci sarà in cartellone

“Medici senza frontiere la conosco da tempo, ho aderito ai suoi appelli e ho seguito il suo percorso e il suo sviluppo, il concerto –anticipa Fresu – avrà un programma speciale, costruito per una musica senza frontiere. Sarà un programma ‘meticciato’ per raccontare la geografia di Msf, dei paesi dove lavora”. Insieme a Paolo Fresu, sul palco ci saranno Daniele Bonaventura (fisarmonica) e Leila Shirvani (violoncello),mentre Sonia Bergamasco e Neri Marcorè arricchiranno la serata con delle letture.

Msf è nata a Parigi, nel dicembre 1971, per iniziativa di alcuni medici e giornalisti che hanno portato avanti la doppia vocazione di curare e testimoniare. Nel 1999 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Oggi i team di Msf forniscono soccorso medico-umanitario in più di 80 paesi a popolazioni la cui sopravvivenza è minacciata da conflitti armati, violenze, epidemie, disastri naturali o esclusione dall'assistenza sanitaria.

Post pandemia: “Il primo concerto al chiuso, un’emozione”

Fra le difficoltà legate all'emergenza sanitaria, Fresu sottolinea quelle del suo mondo, quello degli artisti che non hanno potuto lavorare ed esibirsi. Poi l'estate scorsa la ripresa. “Siamo stati felici di tornare a casa nostra che è il palcoscenico, il luogo dove ci ritroviamo e dove possiamo svolgere con creatività il nostro ruolo, un ruolo sociale e politico nel senso puro della parola".

Ma l'emozione più forte, più esaltante, indimenticabile, per lui è stato il primo concerto tenuto al chiuso, a Milano. “Ho avuto tanti applausi nella mia vita ma quell'applauso in un teatro gremito al 100% non lo dimenticherò mai più. Mi ero quasi dimentico di quel suono, è stato un applauso talmente pregnante e forte, diretto non solo a noi che avevamo suonato, ma anche al pubblico che aveva condiviso con noi quella musica”.

Eppure – ci tiene a sottolineare – durante le chiusure “non siamo stati con le mani in mano. Nelle nostre case abbiamo lavorato, abbiamo registrato e siamo stati in contatto con colleghi dall'altra parte del mondo. Tutto questo però non vale un momento di musica in presenza dove si respira insieme la stessa emozione”. Ecco, per l'artista sardo, “questo dimostra che abbiamo voglia di condividere sensazioni intime e questo fa ben sperare” per l'umanità e le tante battaglie di disuguaglianze ancora da superare nel mondo. Infatti, quando “un uomo condivide l'emozione con altri, ha dentro una cosa straordinaria, la visione positiva del mondo. Non tutti siamo ciechi e sordi”.

Nonostante le tante voci di odio sui social, ci sono invece piccole cose positive nel privato. “Il mondo sta cambiando e l'arte con le sue emozioni contribuisce, le sue denunce possono modificare il mondo”. Il concerto per “Medici senza frontiere” si colloca in questo sentiero. “C'è un'arte necessaria, che arricchisce la società perché crea relazioni, una forma di bellezza, che è qualità della vita”. Non solo. “Dovremmo pensar – osserva ancora Fresu – a un paese dove l'arte sia un bene primario, importante per lo sviluppo della società. Invece da noi l'arte è bistrattata, mentre la cultura è fondamentale come l'economia”.