La Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione

Roma, 26 maggio 2021 – Colpo di scena nella vicenda del femminicidio di Michela Di Pompeo, la donna assassinata il 1° maggio 2017 a Roma dal compagno Francesco Carrieri. Dopo la condanna in appello a 16 anni di carcere del dirigente di banca, che aveva ammesso di aver ucciso la donna ma a cui era stata riconosciuta la semi-infermità mentale, la Corte di Cassazione ha ordinato un nuovo procedimento di secondo grado. I dubbi della Suprema Corte riguardano l’aggravante dei futili motivi che aveva inizialmente inasprito la condanna di Carrieri.

La vicenda

Una notte di violenza, quella che si era consumata nella centralissima Via del Babuino ormai quattro anni fa. Il manager, preso da un raptus di gelosia per l’sms di un ex fidanzato ricevuto dalla compagna, aveva strangolato la donna con un manubrio da palestra causandone la morte. Poi, in preda al panico, si era subito costituito ammettendo l’omicidio.  

I processi

L’uomo, condannato in primo grado a 30 anni con l’aggravante dei futili motivi, si era già visto ridurre la pena in appello a 16 anni quando i giudici gli avevano riconosciuto la semi infermità mentale. La difesa però non si era accontentata di questo primo sconto di pena, e aveva rilanciato in Cassazione chiedendo di rivedere proprio la questione dei futili motivi. Ricorso accolto, visto che ora la stessa Cassazione ha espresso dubbi sulla configurabilità di questa aggravante, proprio in seguito alla dichiarazione di semi-incapacità di intendere e volere dell'uomo.

La decisione della Cassazione

La Prima Sezione penale ha quindi deciso il ricorso proposto dalla difesa di Carrieri, annullando la sentenza “in relazione alla circostanza aggravante dei futili motivi di cui all'art. 61 n.1 codice penale – si legge nella sentenza -. Pertanto, dovrà essere rinnovato sul punto il giudizio da altra sezione della Corte di assise di appello di Roma". Il femminicidio dell’insegnante potrebbe a questo punto vivere l’ennesimo colpo di scena, e l’uomo vedere la propria pena ulteriormente mitigata.