Umberto Bossi e Matteo Salini in un'immagine del 2014 (Ansa)
Umberto Bossi e Matteo Salini in un'immagine del 2014 (Ansa)

Milano, 4 febbraio 2020 - Era già successo. Che Umberto Bossi e Matteo Salvini ingaggiassero a distanza una polemica sulla ‘vera anima’ della Lega, quella che – secondo Bossi – dovrebbe guardare sempre agli interessi del Nord e all’autonomia, e quella – secondo Salvini – nazional sovranista. Una polemica un tempo liquidata come ‘normale dialettica’ interna tra un ‘padre nobile’ pesante ed un ‘delfino’ refrattario all’ascolto. Ma ora no. Al punto che Salvini, come risposta, lo ha liquidato: "Non ci sono più padri nobili nella Lega, i nostri padri nobili sono 9 milioni di italiani".

Bossi, ora ‘presidente a vita’ della nuova Lega nata il 31 gennaio, quella ‘per Salvini premier’, ha rilasciato un’intervista a testa bassa contro l’ex ministro dell’Interno. "La gente si chiede – ha detto Bossi – la Lega fa ancora gli interessi del Nord, sì o no? Basta fare due conti. Più della metà degli elettori italiani vive sopra il Po. Se perdiamo questi, è finita; con la linea nazionalista neanche in Emilia c’era da pensare di vincere". Salvini ha risposto in modo piccato: "Rispetto le idee di Bossi, ma i numeri ci danno ragione; mai stati così forti nelle regioni del Nord. Se qualcuno vuole dividere non è il momento e non è il movimento... la Lega è presente in tutta Italia e ambisce a governare ovunque".