Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

Roma, 14 ottobre 2016 - Che vita sarebbe senza il bicameralismo paritario? Forse, sfiancati dal dibattito sul «combinato disposto» (cioè l’intreccio) tra Italicum e riforma costituzionale, è un aspetto che rischia di passare in secondo piano. Ma evitare la navetta parlamentare (il ping-pong di un disegno di legge tra Camera e Senato) può essere dirimente. Nell’ultima legislatura (iniziata il 15 marzo 2013) una legge di iniziativa parlamentare in media per essere approvata ci ha messo circa 504 giorni; 172 se la legge è di iniziativa governativa (fonte: Senato).

Il brutto è che alcuni disegni di legge, anche se necessari e urgenti, restano nel limbo per mesi. A volte per anni. I disegni di legge approvati da una Camera e ora in corso di esame sono 68 a Palazzo Madama e 21 a Montecitorio, per un totale di 89. Tra questi, i ddl lumaca di un certo peso approvati alla Camera e bloccati al Senato sono più di venti, secondo i dati dell’ufficio legislativo-parlamentare di Montecitorio. E tra questi figurano quello sulla concorrenza, la riforma del processo civile, quello sulla prescrizione, sulla cittadinanza, il reato di omofobia, di tortura, di diffamazione e quello sulla durata ragionevole dei processi, il collegato povertà, il nuovo codice della strada... Prendiamo la legge sul reato di omofobia: è stata approvata alla Camera a settembre 2013. E ora? È stata trasmessa al Senato ed è ferma in commissione. Il ddl Concorrenza – che riguarda anche la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta – è in ballo tra Camera e Senato da quasi 600 giorni, mentre per la riforma della cittadinanza l’attesa sembra infinita. L’iter è andato liscio fino alla Camera che ha dato l’ok nell’ottobre 2015. Un anno dopo, la legge giace ancora nei cassetti del Senato e pendono circa 8mila emendamenti della Lega. 

Decine di ragazzi di origine straniera, nati in Italia o arrivati qui da piccoli, hanno scritto cartoline ai senatori, chiedendo semplicemente: «Cambiateci la vita». Una prospettiva lontana. Anche perché, parafrasando il costituzionalista (per il No al referendum) Fulco Lanchester, si aggiunge il periodo di «ibernazione referendaria che porta a bloccare tutto in attesa del referendum del 4 dicembre». Ma, al netto della paralisi contingente, senza bicameralismo paritario sarebbe passata questa ventina di provvedimenti in stallo? Il costituzionalista Stefano Ceccanti (fautore del Sì) risponde con una simulazione: a fronte dell’iter dei 500 giorni della legge d’iniziativa parlamentare, con il superamento del bicameralismo paritario i tempi si potrebbero accorciare dai 90 ai 150 giorni. La considerazione sottesa – spiega Ceccanti indicando lo studio della tesi sperimentale di Maria Teresa Nunziata – è che col nuovo Senato le leggi bicamerali paritarie (considerando 178 leggi dal 2013 al 2015) resterebbero soltanto il 2,8%, a fronte di un 95% di leggi a prevalenza Camera».

Secondo i dati dell’ufficio legislativo di Montecitorio, su 260 proposte di legge ordinaria approvate da un ramo del Parlamento da marzo 2013, solo otto ricadrebbero sotto la ‘tagliola’ bicamerale (tra queste la legge sull’equilibrio di genere nei consigli regionali, la legge Delrio sulle province e le leggi costituzionali). Ergo, oggi avremmo portato a casa le leggi in stallo. Ma basta davvero una statistica per decretare che la nostra vita cambierà? Prendiamo il reato di tortura, in ballo dal 22 luglio 2013 e ora fermo al Senato. L’Italia aspetta questa legge da 28 anni, cioè da quando ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Il primo firmatario, il senatore Pd Luigi Manconi (voterà No), imputa la paralisi a «difficoltà squisitamente politiche». Il costituzionalista (per il No) Massimo Villone la spiega così: «Le leggi si bloccano quando c’è un problema di maggioranza di governo. Bisogna vedere quali leggi restano in stallo e perché, non si può generalizzare». Sostiene il collega Lanchester: «Piuttosto che un Senato né carne né pesce, sarebbe stato meglio abolirlo».

Del resto, se prendiamo la legge sulla legalizzazione della cannabis, il bicameralismo paritario non entra in ballo: il ddl è al palo alla Camera e di navette neanche l’ombra. Il promotore Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri (pro Sì) la spiega così: «Chi si oppone alla cannabis ha dalla sua la minaccia: tanto se passa alla Camera, al Senato la bocciamo. E non dimentichiamo gli emendamenti ostruzionistici. Una legge – continua Della Vedova – col bicameralismo paritario, senza interventi del governo (vedi il voto di fiducia) parte alla Camera, passa al Senato con modifiche e torna, infine, a Montecitorio. Morale: minimo ci vogliono tre letture. Ergo, chi fa ostruzionismo ha tre occasioni per farlo». 

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