Domenica 14 Luglio 2024
GIORGIO CACCAMO
Politica

Premierato, la riforma vista da Zaia: "Il presidente del consiglio eletto dal popolo sarà il governatore d’Italia. Una svolta rivoluzionaria"

Il presidente leghista del Veneto: “Finalmente avremo stabilità e alternanza. Chi si oppone ai cambiamenti ha paura di uscire dalla propria “comfort zone“ Spero che vengano tolti i limiti ai mandati di chi guida Comuni e Regioni"

Roma, 12 novembre 2023 – Luca Zaia , presidente della Regione Veneto dal 2010, il governo ha avviato il percorso delle riforme istituzionali. Crede che funzioneranno?

"Il governo ha tutti i numeri per inaugurare la stagione delle riforme. E questa è anche un’assunzione di responsabilità, perché quando si fanno riforme del genere c’è sempre qualcuno che rischia di uscire dalla comfort zone. Io sono un grande sostenitore di questa stagione".

Il presidente del Veneto, Luca Zaia
Il presidente del Veneto, Luca Zaia

La maggioranza ha optato per il premierato. Condivide la scelta o era meglio il presidenzialismo?

"L’approvazione all’unanimità in Consiglio dei ministri dimostra che è la scelta più sensata. Questa riforma rientra nel contratto di governo, insieme all’autonomia differenziata. Non è irrilevante che finalmente gli italiani siano coinvolti nella scelta della classe dirigente, migliorando il livello di partecipazione. E potremo finalmente andare ai summit dei capi di Stato e di governo con una figura ancora più forte. Per non parlare della stabilità, ma anche dell’alternanza".

E rispetto al tema del bilanciamento dei poteri?

"La riforma è legittima, perché la procedura è prevista dalla Costituzione. Il ruolo del capo dello Stato è salvaguardato: resta garante della Carta e nomina i ministri. Non vedo diminutio ".

La presidente del Consiglio ha sottolineato che «premierato e autonomia differenziata si tengono insieme». È anche una rassicurazione alla Lega?

"C’è chi obietta che premierato e autonomia non possano coesistere. Ma allora qualcuno mi spiega come mai il Cancelliere tedesco vive in uno Stato-nazione ma profondamente federalista? Le due riforme si tengono insieme anche perché seguono percorsi diversi. E vorrei aggiungere che, anche se non ci fosse l’autonomia, io sosterrei in ogni caso il premierato senza se e senza ma. Quindi è poco edificante e malevola l’idea che ci sia una specie di “scambio di prigionieri“ tra le due riforme".

Queste riforme arrivano proprio mentre si apre una stagione elettorale, tra Europee, amministrative e regionali...

"Premesso che ci vorrà del tempo per arrivare all’elezione diretta del premier, probabilmente a fine legislatura, sicuramente ci sarà più partecipazione dei cittadini e meno ruolo dei partiti. Il tempo sarà galantuomo. Chi obietta che ci sarà concentrazione di potere, prenda l’esempio delle regioni con l’elezione diretta dei presidenti: è garantita l’alternanza. Dire il contrario è come dare degli idioti ai cittadini".

Però è inevitabile chiederle del terzo mandato...

"Non possiamo pensare che gli italiani siano così sprovveduti da non essere in grado di scegliere la propria classe dirigente. Il futuro della politica è lasciare spazio ai cittadini. Mi sembra di sentire lo stesso dibattito di quando fu introdotta l’elezione diretta di sindaci e presidenti di Regione: per qualcuno era come bestemmiare in chiesa. Se è soddisfatto del lavoro del premier, l’elettore potrà votarlo finché vuole. E lo stesso dovrebbe valere anche per i primi cittadini e i governatori, finora le uniche cariche elette dal popolo, ma anche le uniche per cui è previsto un limite dei mandati".

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Che cosa c’è nel futuro di Luca Zaia?

"Guardi, la mia carta vincente è stata di non bruciarmi i neuroni pensando troppo al mio futuro. Quando arrivò il Covid, sono stato il primo nel febbraio 2020 a istituire le zone rosse, suscitando anche le lamentele dei veneti pochi mesi prima delle elezioni. Se avessi pensato al mio futuro, non avrei fatto queste scelte controcorrente. Questo vuol dire amministrare con serenità".

Un tema amministrativo sempre attuale è la questione migranti. Che cosa pensa dell’accordo con l’Albania? E com’è finita con i centri di rimpatrio?

"L’accordo con Tirana è un atto di responsabilità. Se si vogliono fare processi, casomai andrebbero fatti all’Europa che non si occupa dei migranti. Per quanto riguarda i Cpr, è una scelta del ministero dell’Interno, ma al momento non abbiamo ancora saputo nulla. Si tratta solo di un anello della catena. D’altra parte nel nostro Paese riusciamo a fare solo 4mila rimpatri l’anno".

Il suo mandato potrebbe finire nel 2026, l’anno delle Olimpiadi invernali Milano- Cortina. A che punto è la situazione relativa alla pista da bob? Vede impatti negativi sul turismo della sua regione?

"Innanzitutto vorrei dire che se saltassero bob, skeleton e slittino a Cortina, non sarebbe colpa nostra. Ma ci sono ancora i tempi e i presupposti per tenere presente la nostra pista. Risolverebbe due problemi: da una parte salvaguardare il “made in Italy“, dall’altra evitare la redistribuzione delle discipline. Di certo c’è però che Cortina da sola o Milano da sola avrebbero avuto meno forza in sede di selezione della città ospitante. Non riconoscere affatto il ruolo e il valore aggiunto della perla delle Dolomiti sarebbe sbagliato, non siamo il parente povero. Il Veneto fa 73 milioni di presenze turistiche e 18 miliardi di fatturato, ne va anche della programmazione economica di un intero territorio".

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