Giovedì 23 Maggio 2024

Carlo Fidanza (FdI): "A questa Europa manca un’anima"

Il capogruppo uscente di Fratelli d’Italia a Bruxelles: "Ha sempre prevalso un approccio burocratico"

Carlo Fidanza

Carlo Fidanza

Roma, 3 maggio 20204 – Carlo Fidanza (capogruppo uscente di FdI a Bruxelles) che Europa lascia e che Europa si aspetta di trovare dopo le elezioni?

"Dal 2009 ho visto mutare sia l’Europa che la politica europea. Sicuramente oggi chiudiamo la legislatura con un’Europa alle prese con sfide esterne complesse, alle quali è per lo più impreparata: le due guerre alle porte, intendo, e stiamo giustamente mettendo tardivamente in cima all’agenda una maggiore integrazione militare. Tema sottovalutato per lungo tempo perché pensavamo che altri ci tutelassero e oggi non abbiamo gli strumenti giusti. E poi sfide economiche importanti da affrontare, rispetto all’Asia e agli Stati Uniti, perché siamo deboli e potremmo risultare ulteriormente indeboliti se non cambieremo i punti dell’agenda Timmermans che è stata imposta all’Europa nel corso degli ultimi cinque anni".

E quale politica economica bisogna mettere in campo allora?

"Le normative green hanno finito con indebolire l’Europa e rischiano di avere conseguenze peggiori nei prossimi anni; accorciare le distanze con i mercati mondiali imponendo alle nostre industrie delle catene pesanti non può funzionare. Quindi su questo tema c’è da invertire senz’altro la rotta senza abbandonare il tema della sostenibilità, che deve essere non solo industriale, ma anche sociale; siamo appena usciti da un primo maggio dove il costo occupazionale della transizione è apparso importante. Dunque questo è il crocevia del voto dell’8 e 9 giugno prossimi, del tipo di Europa che vogliamo, se ne vogliamo una che abbia ancora un’industria nei suoi settori produttivi tradizionali, oppure un’Europa che si condanna ad essere un grande mercato di merci che arrivano da fuori...".

FdI punta a superare il consenso delle politiche, ma quale ricaduta avrà questo voto sul governo nazionale?

"Non credo che ci siano ricadute sul governo, anche se ci fossero scostamenti nelle percentuali elettorali. La candidatura di Meloni sarà per noi un termometro e questo è anche l’aspetto più importante, un elemento che vuole rafforzare il ruolo dell’Italia ai tavoli nazionali. Noi ci stiamo dando due obiettivi, sul piano europeo. Da un lato cambiare la maggioranza del Parlamento europeo sul modello Meloni e dall’altro lato rafforzare il peso dell’Italia a Bruxelles. Questo è l’obiettivo politico. Tutti i partiti della coalizione hanno a disposizione una possibilità di crescita in questo senso".

Che tipo di manovra economica intravede all’orizzonte per l’Italia dopo il voto al Patto di Stabilità?

"È una partita che si aprirà dopo, tutti attendono l’interpretazione delle norme contenute nel Patto che, come noto, non ci ha convinto, ma la cui ricaduta è ora in fase di valutazione. Sono parametri complessi, avremo le idee più chiare nei prossimi mesi".

Che cosa manca all’Europa in questo momento e cosa, invece, lei vorrebbe che si trasformasse in realtà?

"Credo che all’Europa manchi soprattutto un’anima, abbiamo sempre visto prevalere un approccio tecnico burocratico, economicistico. Si perde il senso della propria missione nel mondo, cioè qual è il ruolo dell’Europa nel mondo perché poi si attuano politiche, anche economiche, che non hanno un cuore. E noi siamo deboli proprio per questo motivo, perché non abbiamo un ruolo identitaria legato alla storia, alla tradizione, alla civiltà che esprimiamo da millenni. Siamo culturalmente un ventre molle, perché non gestiamo i flussi migratori e lo siamo sul piano industriale perché qualcuno ha ridotto l’Europa a una piattaforma commerciale di due grandi blocchi economici, facendole perdere la sua identità di continente che produce. Bisogna, dunque, ritrovare un cuore e un’anima altrimenti è difficile pensare a un futuro".