Roma, 21 novembre 2019 - Se il governo avesse voluto favorire Salvini non avrebbe potuto fare di meglio. L’ultima trovata ha scatenato una valanga di proteste a destra: il pignoramento ‘sprint’ di conti correnti o di parte dello stipendio nei confronti di chi non ha pagato le tasse locali. "Siamo all’Unione sovietica fiscale, allo stato di polizia fiscale", riassume umori comuni anche alla sua base il leader della Lega.

La maggioranza insiste che si tratta di una fake news, una notizia falsa; i giallorossi assicurano che «nei fatti» non cambierà niente: "Il blocco è già previsto, si elimina solo il doppio avviso al contribuente". E poco importa se le multe "ad ora" restano fuori, benché sia circolata la voce che sarebbe allo studio un emendamento per includerle. Il giro di vite è invece indiscutibile, in linea peraltro con la politica di un governo che ha promesso a più riprese una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. E se così non fosse, sarebbe forse anche peggio. L’esecutivo sarebbe infatti riuscito nella missione di procurarsi il massimo danno di immagine possibile senza nemmeno avere in cambio un parziale introito. Sempre che nei prossimi giorni non prevalgano considerazioni più utilitaristiche con conseguente nuova retromarcia.

Il primo a rendersi conto del passo falso è proprio il premier. «I cittadini – si affretta a dichiarare – non devono preoccuparsi, non mi risulta». Risulta in compenso agli atti che l’articolo 96 – mettendo nero su bianco una proposta del viceministro all’Economia Laura Castelli (M5s) – riformi la procedura di riscossione per cui il Comune, in caso di Imu o Tari non pagate, può agire come l’Agenzia delle Entrate e bloccare più rapidamente il conto corrente del cittadino moroso.

In sostanza, dal prossimo anno non ci sarebbe più bisogno della cartella esattoriale, basterà l’avviso di accertamento per innescare il sistema: entro tre mesi dalla notifica dei mancati pagamenti, gli enti locali potranno attivare le procedure di riscossione, che verranno sospese per altri 6 mesi per consentire agli interessati di mettersi in regola. Fermi restando i limiti e le scadenze intermedie che garantiscono i cittadini dal momento in cui viene emesso il bollettino per la tassa locale fino all’esecuzione forzosa con il pignoramento. Fra l’altro, gli enti locali avranno anche l’obbligo dell’invio di un sollecito di pagamento per il recupero di importi fino a 10mila euro, e i debitori potranno scaglionare le rate fino a un massimo di 72.

Fonti di governo spiegano che si tratta di una semplificazione che non riduce le tutele a favore del contribuente, ma ha l’obiettivo di rendere gli enti locali più incisivi nei confronti di chi evade le tasse, come pure richiesto dall’Anci. Però la destra non ci sta. Se Salvini scende in campo pesantemente e, come fa di solito, non le manda a dire al premier e al suo governo, anche gli azzurri in questo caso non sono da meno. "Delle due l’una: il presidente del consiglio mente oppure ignora che all’articolo 96 della Legge di bilancio si prevede che gli enti locali possano, attraverso le agenzie per riscossione, pignorare i conti correnti di cittadini debitori di tributi locali dopo la mancata risposta all’avviso di pagamento", sottolinea il senatore forzista Cangini.

Durissima anche la capogruppo dei deputati Gelmini: "È una misura da stato di Polizia fiscale. Grazie alla manovra giallorossa gli enti locali potranno procedure ad azioni esecutive senza neanche aspettare l’emissione di una cartella esattoriale". E il collega Baldelli chiosa: "Il testo risulta vago e interpretabile. Il governo si deve rendere conto che queste norme creano un effetto panico. Deve chiarire".