Enrico Letta, classe 1966, siede sulla poltrona di segretario del Pd dal 14 marzo
Enrico Letta, classe 1966, siede sulla poltrona di segretario del Pd dal 14 marzo
Scetticismo, dubbi, malumori, contrarietà è il portato, facendo un rapido giro all’interno del Pd, sull’ultima idea uscita dal cilindro del segretario. Trattasi, come si sa, dell’ipotesi di finanziare una "dote" per i giovani (fino a 18 anni) con una tassa fino al 20% sulle eredità immobiliari che valgano 5 milioni. Una misura che "riguarda l’1% della popolazione", la rivendica e la rilancia Letta (stasera sarà in tv da Fazio a "Che tempo che fa" su Rai3 per ribadire le sue tesi). Stoppato in malo modo dallo stesso premier, sbertucciato dalla destra, che raffigura il Pd come "il partito delle tasse" e Letta "novello Dracula", incassate le ’ola’ della sinistra radicale (LeU, SI ecc), Letta ha avuto il sì convinto dell’ala sinistra del suo partito...

Scetticismo, dubbi, malumori, contrarietà è il portato, facendo un rapido giro all’interno del Pd, sull’ultima idea uscita dal cilindro del segretario. Trattasi, come si sa, dell’ipotesi di finanziare una "dote" per i giovani (fino a 18 anni) con una tassa fino al 20% sulle eredità immobiliari che valgano 5 milioni. Una misura che "riguarda l’1% della popolazione", la rivendica e la rilancia Letta (stasera sarà in tv da Fazio a "Che tempo che fa" su Rai3 per ribadire le sue tesi). Stoppato in malo modo dallo stesso premier, sbertucciato dalla destra, che raffigura il Pd come "il partito delle tasse" e Letta "novello Dracula", incassate le ’ola’ della sinistra radicale (LeU, SI ecc), Letta ha avuto il sì convinto dell’ala sinistra del suo partito (Orlando, Provenzano, Boccia), e il plauso – non scontato – delle due capogruppo (Serracchiani e Malpezzi), ma anche lo scetticismo e i dubbi profondi delle altre aree. Ovviamente, è dentro Base riformista e Area dem – le due correnti che vengono dalla ex Margherita – che i distinguo e le critiche arrivano numerosi. Solo che, per lo più, preferiscono rimanere ‘coperti’ e parlare solo dietro rigoroso anonimato. Solo in pochi si espongono con nome e cognome.

Al netto del ‘bastian contrario’ Andrea Marcucci, i due portavoce di Base Riformista, Andrea Romano e Alessandro Alfieri, criticano, ma soft. Per Romano "il giusto merito della proposta rischia di essere schiacciato nell’angolo ‘sinistra=tasse’, particolarmente minoritario in questa fase storica. La destra non aspetta altro". Per Alfieri "è sacrosanta la proposta di aiutare i giovani con una dote visto che sono stati tra i più colpiti dalla pandemia, ma su come finanziarla dovremo discuterne tutti insieme. Ci ragioneremo nell’ambito complessivo della riforma fiscale".

Poi, ci sono le voci anonime, assai più critiche. "La dote ai 18enni? Finirà come il voto ai 16enni, lo ius soli e il ddl Zan. Proposte che vedranno mai la luce, almeno non in questa legislatura…". Il senatore dem è assai sconsolato, ma è mosso dalla realpolitik di chi, in Parlamento, ci vive. Altri muovono critiche "di merito e metodo". Un senatore ferrato in materia di scuola e giovani le sue critiche le mette così: "Letta sbaglia nel merito perché, invece di fare una battaglia a favore dell’istruzione e contro la dispersione scolastica, mette delle bandierine come la ‘dote’ ai 18enni e il voto ai 16enni che non rispondono realmente, ai bisogni dei giovani, che vogliono studiare, e lavorare di più, non avere più soldi. Poi sbaglia nel metodo. Abbiamo tenuto una Direzione, la prima della gestione Letta, e invece di fare lì questa proposta, l’ha lanciata su Twitter. Così non aiuta il dibattito e fa passare l’idea dell’uomo solo al comando. Un errore pesante".

Una senatrice, invece, parla di "obiettivo giusto posto al momento sbagliato. Governo e Camere hanno appena approvato 300 miliardi tra Pnrr, decreto Sostegni 1 e 2, e tu, un minuto dopo, dici che dobbiamo mettere, per ‘giustizia sociale’, 2,8 miliardi per i giovani? Se voleva farlo, c’erano 300 miliardi pronti subito! Inoltre, si poteva presentare la proposta come una tantum per il 2021. Infine, in un Paese in cui abbiamo il 60% di imposizione fiscale, fare una proposta del genere, che non scomputa il valore della casa, è solo un modo per mettere una bandiera per coprirsi a sinistra". "A naso – sospira invece un deputato di Area dem – mi sembra un altro modo, stile ddl Zan da votare subito e basta, così com’è, per fare campagna elettorale più che per fare le cose fino in fondo". Invece, c’è anche chi, pur ‘riformista’ doc, esulta, come Enrico Borghi, oggi nella segreteria Letta: "Far pagare ai ricchissimi le tasse per i più poveri, stoppare i brevetti dei vaccini, dare diritti ai discriminati. Abbiamo di nuovo una sinistra!".