Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace (Ansa)
Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace (Ansa)

Reggio Calabria, 19 agosto 2019 - Parte dalla Calabria un appello rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per consentire a Domenico (Mimmo) Lucano, ex sindaco di Riace, di poter tornare a mettere piede nel territorio del comune di cui era stato amministratore, per fare visita e assistere il padre malato. La petizione sarà presentata nei prossimi giorni, annuncia su facebook il Comitato Undici Giugno. Lucano è stato primo cittadino di Riace, provincia di Reggio Calabria, per tre mandati consecutivi, dal 4 ottobre 2018. Nella richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, Lucano è stato sottoposto a misure cautelari restrittive della libertà personale, ovvero agli arresti domiciliari prima, e al divieto di dimora nel comune di Riace poi, misura quest'ultima che ancora sussiste. Nell'appello si sottolinea che "l'anziano padre di Mimmo, che ha 93 anni, sta trascorrendo quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni di vita, visto il notevole aggravamento della propria situazione di salute, affetto da leucemia e colpito pure da infarto. La malattia lo ha indebolito ulteriormente, e viene accudito nella propria abitazione dove il figlio, al momento, non può recarsi neanche per una breve visita".

"Caro Mimmo, ti sono vicino e mi unisco alla mobilitazione del Comitato Undici Giugno per garantirti quello che per me è un diritto umano, fare visita a tuo padre in fin di vita. Siamo con te". Lo scrive su Twitter Nicola Zingaretti, segretario del Pd, che posta anche una foto di Mimmo Lucano con il padre.

"Ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per i valori umani e per la dignità della persona e chiediamo il Suo urgente intervento in relazione alla nota vicenda politica e giudiziaria riguardante Domenico Lucano", si legge nell'appello a Mattarella. "Le ragioni dell'applicazione delle citate misure cautelari nei confronti di Mimmo Lucano, accusato di essersi adoperato per favorire l'immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi (circostanza, peraltro, mai verificatasi) oltre che di aver proceduto ad affidamento diretto del servizio di raccolta di rifiuti a cooperative sociali (circostanza, nel caso di specie, ammessa dalla legge), venivano ricondotte al rischio di reiterazione dei reati contestati e di inquinamento probatorio in considerazione della carica di sindaco che Lucano ha rivestito nel Comune di Riace fino allo scorso 26 maggio, data in cui i cittadini hanno eletto una nuova amministrazione comunale nella quale Domenico Lucano non ricopre alcuna carica pubblica, né amministrativa né politica", ricorda il Comitato.

Nella petizione è scritto tra l'altro che "chiaro ed evidente risulta che oggi non vi è alcun motivo per ritenere che siano concrete ed attuali le motivazioni che hanno condotto all'applicazione delle citate misure cautelari". Inoltre "è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura", mentre - ricorda ancora la petizione - "lo scorso mese di marzo, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori, si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione che - in buona sostanza - ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all'applicazione della misura restrittiva della libertà personale".