Migranti salvati in mare (Ansa)
Migranti salvati in mare (Ansa)

Roma, 17 aprile 2019 - Stavolta non è esplicito come nei giorni scorsi, ma forse ancora più estremo. In campagna elettorale il tasso di conflittualità è fisiologico ma lo scontro tra Salvini e la ministra Trenta sulla chiusura dei porti sta assumendo dimensioni preoccupanti perché chiama in causa l’invasione di campo. Ufficialmente, a infuriarsi con il leader della Lega sono i vertici delle forze armate, ma è evidente che, al loro fianco c’è la responsabile della Difesa, tanto più che a far trapelare la notizia dell’irritazione delle gerarchie militari sono fonti del dicastero: «È stata superata una linea rossa».

La scintilla che innesca l’incendio è la direttiva ‘anti-mare Ionio’ che il Viminale emana in mattinata. Il documento, annunciato nei giorni scorsi, prevede un giro di vite per le Ong italiane. Vietando l’approdo nei nostri porti alle imbarcazioni battenti bandiera tricolore che non rispettino le «prerogative di coordinamento delle autorità straniere titolate» a intervenire (vale a dire la guardia costiera libica) di fatto punta diritto verso la nave di Mediterranea Saving Humans (su cui si imbarcherà il senatore De Falco, ex M5s: data la sua esperienza è difficile che non vada come comandante) diretta verso Tripoli, e che non cela il suo disappunto: «Noi ci atterremo alle regole nazionale e internazionali». L’intimazione, come la definisce Salvini, a vigilare sul rispetto delle norme, viene inviata non solo ai vertici delle forze dell’ordine su cui lui ha diretta competenza, ma anche alle gerarchie militari – segnatamente al capo di Stato maggiore della Difesa – che dipendono dalla Trenta. La mossa viene vissuta come uno sconfinamento inaccettabile dai pentastellati. «Questa ingerenza è un atto da regime», sussurrano alla Difesa. È una direttiva «legittima», replica il leghista. «Di ordine pubblico me ne occupo io, ma fino a oggi con Di Maio e Toninelli ho condiviso tutto». E meno male che lui stesso ha consiglia ai suoi parlamentari di «non polemizzare» con gli alleati «perché la gente odia i litigi»: il confronto è così virulento che circolano voci per cui la questione sarebbe planata sul tavolo di Mattarella nell’incontro con Conte, ma dal Quirinale fanno sapere che non è così: non se n’è parlato perché il caso è esploso dopo. Ma è chiaro che il Colle vigila. 

Come finirà, dipenderà dall’evoluzione della crisi libica. «800mila migranti non si fermano con una direttiva», scandisce Di Maio. Certo: sia il numero dei potenziali profughi che il rischio di infiltrazioni terroristiche denunciati da Sarraj servono anche per ottenere aiuti militari, ma l’allarme è alto. Dopo i colloqui con il vicepremier Maitig, tanto Salvini quanto Conte dicono che centinaia di terroristi islamici, approfittando del caos libico, potrebbero arrivare nascosti tra i migranti. «Continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che ci può esporre al rischio di foreign fighters», avverte il premier. «Non vorremmo vedere arrivare in mare i 500 terroristi che sono nelle carceri libiche», aggiunge il leghista che annuncia un’altra direttiva per prorogare la chiusura delle frontiere con la Francia come chiesto da Parigi. Intanto, Toninelli fa sapere che riunirà il comitato interministeriale per la sicurezza dei porti «per valutare se alzare i livelli di sicurezza».