Il presidente Sergio Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella
Dal tavolo della politica italiana scompare lo spauracchio del ritorno alle urne: il semestre bianco è iniziato. Si chiama così, infatti, il periodo di sei mesi – sino al 3 febbraio 2022 – durante il quale Sergio Mattarella non può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Il presidente della Repubblica, insomma, non può utilizzare il suo potere più grande: lo stabilisce l’articolo 88 della Costituzione. Gli occhi degli osservatori, però, sono ora puntati sulle possibili conseguenze che avrà questa moratoria: potrebbe aumentare la conflittualità dentro la coalizione che sostiene il premier Mario Draghi, visto che nessun eletto rischierà la poltrona. Le ragioni dell’istituzione Il semestre bianco venne inserita tra le regole della Costituzione con l’obiettivo di evitare tentazioni autoritarie. Erano gli...

Dal tavolo della politica italiana scompare lo spauracchio del ritorno alle urne: il semestre bianco è iniziato. Si chiama così, infatti, il periodo di sei mesi – sino al 3 febbraio 2022 – durante il quale Sergio Mattarella non può sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Il presidente della Repubblica, insomma, non può utilizzare il suo potere più grande: lo stabilisce l’articolo 88 della Costituzione. Gli occhi degli osservatori, però, sono ora puntati sulle possibili conseguenze che avrà questa moratoria: potrebbe aumentare la conflittualità dentro la coalizione che sostiene il premier Mario Draghi, visto che nessun eletto rischierà la poltrona.

Le ragioni dell’istituzione

Il semestre bianco venne inserita tra le regole della Costituzione con l’obiettivo di evitare tentazioni autoritarie. Erano gli anni del Dopoguerra, l’Italia usciva con le ossa rotte dal fascismo e dalla Seconda guerra mondiale, si voleva tutelare la neonata democrazia: il timore era che un presidente della Repubblica, al tramonto del suo settennato, potesse cercare di influenzare la propria rielezione con la minaccia di mandare a casa deputati e senatori. In realtà, questo potere è stato usato da 5 presidenti su 11 nella storia repubblicana: solo il fatto di far balenare la possibilità di un ritorno alle urne, però, è stato decisivo per risolvere diverse crisi politiche senza andare al voto, come quelle che hanno portato alla nascita del Conte II e dell’esecutivo attuale.

L’eccezione

C’è solo una eccezione, introdotta nel 1991, e cioè che la scadenza del mandato presidenziale e quella della legislatura coincidano: in quel caso, il capo dello Stato può sciogliere le Camere e indire le elezioni, evitando così l’"ingorgo istituzionale" (ma Cossiga, allora presidente, scelse le dimissioni anticipate).

Quali prerogative restano al presidente

Da qui a febbraio, il presidente Mattarella manterrà le sue altre prerogative, come ha sottolineato (non a caso) alcuni giorni fa con una secca lettera ai presidenti di Camera e Senato e al premier. Il capo dello Stato, infatti, può esercitare la sua moral suasion per orientare le scelte dei partiti e, ove questo non bastasse, rimandare alle Camere una o più leggi senza firmarle. Può nominare i ministri in caso di nuovo governo, mandare messaggi diretti al Paese e continua ad avere il comando delle Forze Armate e a presidere il Csm.

Gli effetti sui partiti

Il punto è capire se e come il semestre bianco influirà sulla tenuta della maggioranza. Se, da un lato, avere la poltrona ’assicurata’ lascia i parlamentari e i partiti più liberi di porre i propri veti, aumentando la conflittualità (lo si è già visto sul pacchetto-Giustizia), far cadere l’attuale premier, garante del ‘patto’ con l’Europa per il rilancio del Paese grazie ai soldi del Recovery, rappresenterebbe un azzardo politico per chiunque.

In caso di emergenza

Nel caso il governo Draghi imboccasse una crisi irreversibile nei prossimi 6 mesi, Mattarella potrebbe mantenere l’esecutivo dimissionario per l’ordinaria amministrazione, oppure compiere una scelta ancora più drastica: dimettersi. A quel punto, poi, il suo successore potrebbe eventualmente sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.

La successione

E questo ci porta a un altro nodo: ovvero il dopo-Mattarella. In tanti invocano Draghi futuro inquilino del Colle, però c’è un problema non trascurabile: il presidente esaurirà il mandato a febbraio 2022, ma la scadenza naturale della legislatura, e quindi del Parlamento, è nel 2023. Dunque, sul tavolo rimane anche l’ipotesi di una rielezione pro-tempore dell’attuale capo dello Stato (è già successo con Napolitano). Ipotesi che, va detto, lo stesso Mattarella ha sempre smentito, ribadendo nel maggio scorso: "Sono vecchio, tra otto mesi potrò riposarmi".

La riforma

La domanda viene legittima: il semestre bianco resta una misura valida? Molti costituzionalisti l’hanno messo in dubbio e lo stesso Mattarella, ricordando che Antonio Segni nel 1963 aveva proposto di abolirlo, introducendo un semplice principio: impedire la possibilità di un bis (consecutivo) al presidente uscente.