Matteo Salvini, sullo sfondo Luigi Di Maio (Imagoeconomica)
Matteo Salvini, sullo sfondo Luigi Di Maio (Imagoeconomica)

Roma, 16 settembre 2018 - Ancora la manovra finanziaria 2019 al centro dell'agenda politica, con Lega e Cinque Stelle che tirano, ognuno nella propria direzione, la coperta (corta) di una legge di Bilancio da 30 miliardi. "La prima misura, insieme alle infrastrutture, è sicuramente il reddito di cittadinanza", ribadisce Luigi Di Maio, oggi a Nola per un convegno. Che significa "dare alle persone l'opportunità di reinserirsi nel mondo del lavoro". Non è certo una priorità del Carroccio, ma è giusto che "il reddito di cittadinanza ci sia, perché è un cavallo di battaglia del Movimento", dice Matteo Salvini che contemporaneamente sta parlando a Domenica Live, ospite di Barbara D'Urso. A patto però che "non sia fatto per stare a casa a guardare la tv".

I due vicepremier viaggiano su binari speculari, segnando uno il perimetro d'azione dell'altro. In cima alla lista dei 'desiderata della Lega', c'è la flat tax. Il primo obiettivo "è che le partite Iva, quelle piccole, quelle che fatturano 65, 70, 80mila euro, già dal prossimo anno paghino il 15% di tasse e non di più", precisa Salvini, confermando quanto dichiarato ieri dal sottosegretario all'Economia Bitonci sulle aliquote della tassa piatta. Ma ecco pronto Di Maio a mettere i paletti. "Sono d'accordo ad abbassare le tasse, chi è che non è d'accordo". Ok dunque alla flat tax ma a condizione che "non aiuti i ricchi, ma la classe media e le persone più disagiate che pagano le tasse da una vita". 

E un tiro alla fune si prospetta anche sul capitolo pensioni, dopo che Alberto Brambilla, esperto di previdenza vicino alla Lega, ha bocciato il piano pentastellato di portare le minime a 780 euro da gennaio. 

"NESSUNA TENSIONE" - "Di Maio assicura che sulla manovra "non ci sono tensioni, ma un dibattito franco.  Il nostro obiettivo è di portare a casa un risultato coraggioso ma che tenga i conti in ordine e su questo siamo compatti come governo". E però avverte: "O si mantengono le promesse o è inutile che ci stiamo. C'è un'aspettativa enorme dei cittadini di ottenere quello che hanno votato. Gli italiani ci hanno votato per migliorare la loro qualità della vita". Più convintamemte Salvini blinda l'asse governativo: "Con il premier Conte e con il ministro Di Maio mi messaggio tutti i giorni, sono persone ragionevoli con le quali andremo avanti cinque anni per cambiare il Paese. Non litighiamo né sui ponti, né sulle poltrone". Tutto bene in casa giallo-verde dunque, in attesa di fare i conti.