L'Agenzia delle Entrate si occupa di controlli fiscali e gestione tributi (Ansa)
L'Agenzia delle Entrate si occupa di controlli fiscali e gestione tributi (Ansa)

Roma, 16 settembre 2018 - Pace fiscale con tetto a un milione di euro di imposte dovute per contribuente. Mezzo miliardo per i risparmiatori truffati dalle banche. Cedolare secca per gli affitti estesa ai negozi e resa strutturale. Conferma dello sconto Ires per chi assume e della flat tax per partite Iva e piccole imprese. Ma anche rinvio al 2020 del taglio dell’Irpef con la rimodulazione a tre aliquote.

Sono alcune delle ultime novità che emergono dal cantiere della legge di Bilancio per il 2019. Un cantiere nel quale i lavori diventeranno più intensi a partire da domani con l’avvio di una girandola di vertici di governo e di maggioranza a tutti i livelli. Perché, come avvisa Matteo Salvini, la settimana prossima «metteremo i numeri nelle tabelline e comunque anche se non tutto e subito, ma prima viene la crescita poi vengono i vincoli».

Mentre l’altro vicepremier Luigi Di Maio, nei panni del poliziotto buono, insiste: «C’è piena armonia con il nostro ministro dell’Economia sui prossimi passi da fare. Non c’è alcuna volontà di uno scontro con l’Ue e non c’è l’intenzione di distruggere i conti pubblici».

Di certo, per Giovanni Tria e Giuseppe Conte non sarà comunque agevole riuscire a trovare una quadra (con adeguate coperture) per le richieste di Lega e 5 Stelle. Richieste e soluzioni che si affinano giorno per giorno, anche in vista della messa a punto della Nota di aggiornamento al Def ormai alle porte. E ieri, a spiegare le ultime ipotesi in gioco, è stato il sottosegretario leghista all’Economia, Massimo Bitonci.

Innanzitutto c’è il rinvio del taglio dell’Irpef. «Pensavamo – spiega il leghista – a una riduzione di un punto percentuale dell’aliquota Irpef più bassa ma poi si opterà per una rimodulazione a partire dal 2020 con tre aliquote». Dal 2019, invece, scatterà la pace fiscale, che sarà definitiva e «la più ampia possibile», spazierà dagli accertamenti alle cartelle, dalle multe al contenzioso tributario, avrà un tetto di un milione a contribuente con un’aliquota media (su tre) al 10 per cento e viaggerà probabilmente con un provvedimento a sé stante, un decreto fiscale collegato alla legge di bilancio che conterrà anche la voluntary disclosure e una «transazione fiscale» strutturale che allarghi le maglie del concordato con adesione. Gli incassi una tantum potrebbero essere destinati ai risparmiatori vittime delle crisi bancarie a cui si vorrebbe destinare una dote di almeno 500 milioni.

I pacchetto fisco proposto dalla Lega contempla ancora: l’Ires al 15% per le società di capitali che investono in attrezzature e macchinari nuovi, in assunzione di personale stabile e in ricerca e sviluppo. E l’allargamento della flat tax su professionisti, partite Iva e piccole imprese. Il forfait del 15% sarebbe garantito fino a 65.000 euro di ricavi, così come previsto dai limiti europei, con un 5% addizionale per i ricavi fino a 100.000 euro. In aggiunta, start up e nuove attività di giovani under 35 godrebbero di un regime super-agevolato al 5%. Il costo, l’unico cifrato per ora con una certa esattezza, si aggirerebbe su 1,7 miliardi.

Il taglio delle accise, a cui pure la Lega punta, è ancora in fase di studio meno avanzata, mentre tra i cavalli di battaglia fiscali della maggioranza rientra peraltro anche la cedolare secca sugli affitti. Accogliendo le richieste di Confedilizia, il governo, ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Guidesi, vorrebbe da una parte rendere strutturale l’aliquota agevolata sugli affitti abitativi in alcune zone d’Italia (città metropolitane, comuni ad alta densità abitativa e comuni in emergenza) e dall’altra estendere il sistema agli immobili commerciali.