Renato Brunetta, 70 anni, ministro della Pubblica amministrazione
Renato Brunetta, 70 anni, ministro della Pubblica amministrazione
Sarà il clima da unità nazionale, o il tanto agognato spirito di solidarietà all’epoca del Covid. O forse, semplicemente, i tempi sono cambiati. C’erano una volta i dipendenti statali "fannulloni", nemici giurati del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Una volta, appunto, era il 2009. Ora c’è invece il ministro della Pubblica amministrazione, sempre Renato Brunetta, che 12 anni dopo sotterra l’ascia di guerra e archivia quegli attacchi. Ora è la stagione della concertazione, di un nuovo Patto per il lavoro come quello di Ciampi...

Sarà il clima da unità nazionale, o il tanto agognato spirito di solidarietà all’epoca del Covid. O forse, semplicemente, i tempi sono cambiati. C’erano una volta i dipendenti statali "fannulloni", nemici giurati del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Una volta, appunto, era il 2009. Ora c’è invece il ministro della Pubblica amministrazione, sempre Renato Brunetta, che 12 anni dopo sotterra l’ascia di guerra e archivia quegli attacchi.

Ora è la stagione della concertazione, di un nuovo Patto per il lavoro come quello di Ciampi del 1993, e Brunetta ieri ha inaugurato il nuovo corso incontrando anche i sindacati. Che ora sembrano vedere nel ministro forzista, già socialista (come ama ricordare spesso), l’interlocutore ideale. D’altra parte le proposte non possono non piacere: dopo anni di stallo, rinnovo dei contratti con aumento di 107 euro in busta paga, smart working strutturale, formazione e competenze digitali e assunzioni. Per dire, nel 2008 la Cgil criticava il ministro Brunetta del governo Berlusconi perché "con la scusa dei fannulloni attacca i diritti di tutti i lavoratori".

Invece ieri il ministro Brunetta del governo Draghi ha incassato l’apprezzamento delle stesse sigle sindacali che, nel dicembre scorso, avevano indetto lo sciopero nazionale per il contratto scaduto da due anni.

Adesso, al contrario, il contratto da rinnovare è il mantra su cui tutti si trovano d’accordo ("Ma servono modifiche contrattuali e risorse aggiuntive", non può negarsi di puntualizzare la Cgil).

Perché, come ha detto al tavolo il ministro, è "un riconoscimento dovuto ai lavoratori pubblici", è un diritto di "medici, insegnanti, forze dell’ordine e tutti quelli che hanno servito lo Stato in questo anno drammatico" segnato dalla pandemia.

Musica per le orecchie dei sindacati. Il Brunetta che fu vituperato per la crociata anti fannulloni diventa l’eroe degli statali. "Non è questo – ha scandito davanti a Cgil, Cisl e Uil – il tempo della vecchia retorica della contrapposizione autonomi-statali, garantiti-non garantiti, pubblico-privato". Chiaro, preciso, perentorio. Non è tempo di dividersi, come da leitmotiv della stagione ’draghiana’.

Sono già pronti 6,8 miliardi per il rinnovo del contratto: "Dai lavoratori pubblici bisogna ripartire per cogliere la sfida della ricostruzione e le opportunità del Recovery Plan", è ancora più chiaro Brunetta.

Quello che non hanno fatto né i giallo-verdi né i giallo-rossi, lo farà il pragmatico ministro di Forza Italia. E questo è anche uno smacco per un centrosinistra che, dedito alle liturgie delle scissioni e alle punzecchiature correntizie, non solo ha perso per strada l’identità ma rischia anche di salutare una buona fetta dei suoi elettori. Per ora, i sindacati tifano Brunetta. Il Pd, forse, ha poco da stare sereno.