Roma, 9 febbraio 2021 - E' morto Franco Marini. L'ex sindacalista, ministro e presidente del Senato, 87 anni, si è spento per complicanze legate al Covid. A inizio anno era risultato positivo ed era ricoverato all'ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, per poi essere dimesso il 27 gennaio. 

A dare la notizia della sua scomparsa è stato Pierluigi Castagnetti che su Twitter lo ricorda come "uomo integro, forte e fedele a un grande ideale: la libertà come presupposto della democrazia e della giustizia. Quella vera". 

Nato a San Pio delle Camere (L'Aquila) il 9 aprile 1933, Marini è stato anche segretario del Partito Popolare Italiano e parlamentare europeo. Dopo la laurea in giurisprudenza e prima dell'esperienza politica, ha avuto una lungo impegno nella Cisl di cui è stato segretario generale dal 1985 al 1991.   Da sempre impegnato nell'Azione Cattolica e nelle Acli è stato segretario organizzativo del partito della Margherita. Iscritto alla Democrazia Cristiana dalla metà degli anni '50, ha militato nella 'Sinistra Sociale', la corrente storica della DC che ha avuto tra i suoi leader Giovanni Gronchi, Giulio Pastore e Carlo Donat Cattin.  IMinistro del Lavoro e della Previdenza sociale nel VII Governo Andreotti, è stato deputato per quattro legislature dal 1992 al 2006.

Diventato presidente del Senato nell'aprile del 2006, in occasione del suo discorso di insediamento pronunciò parole che oggi suonano profetiche: "La forza di una democrazia matura come la nostra risiede anche nel saper convergere insieme sulle decisioni e le scelte migliori per il nostro Paese; farlo senza il timore di perdere le nostre identità, che sono un bene prezioso, e le stesse responsabilità che hanno maggioranza e opposizione".  

Il 21 febbraio del 2007, dopo le dimissioni del governo guidato da Romano Prodi, era stato indicato come possibile nuovo presidente del Consiglio di un eventuale governo tecnico. Tuttavia, pochi giorni dopo il l'esecutivo Prodi si ripresentò alle Camere incassando nuovamente la fiducia. Il 30 gennaio 2008 dopo la caduta di quel governo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli conferì un mandato esplorativo per formare un governo, Marini accettò ma dopo quattro giorni rimise l'incarico nelle mani del Capo dello Stato.

Unanime il cordoglio della politica italiana per la sua scomparsa.