Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)
Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Roma, 9 giugno 2020 -  Virus permettendo, la tornata di regionali che si sarebbe dovuta tenere a maggio, sarà il 20-21 settembre. Non è ancora scritto nero su bianco, però è la data di fatto incardinata dalla maggioranza con lo zampino di Forza Italia e il silenzio-assenso della Lega. Un emendamento al decreto sul voto, presentato dall’azzurro Sisto alla Camera, chiudendo le finestre precedenti al ritorno alle urne per il rinnovo dei consigli uscenti, certifica l’accorpamento con amministrative e referendum fissato per il terzo week-end di settembre. Disco verde dei giallorossi mentre i deputati del Carroccio, per non mettere un dito nell’occhio al veneto Zaia che avrebbe voluto votare subito si sono astenuti, ma la mediazione gli va benissimo perché Salvini ha bisogno di tempo per recuperare consensi. Solo Fd’I ha detto no: "Fissare l’election day il 20 significa togliere economia alla nostra Nazione". 

La data c’è: ma che cosa bolle in pentola? Nel centrodestra, Salvini vuole rimescolare le carte distribuite prima dell’epidemia, gli alleati però puntano i piedi: "I patti vanno rispettati – dicono Berlusconi e Meloni – pena l’unità della coalizione". Di qui l’ennesimo vertice nella notte per dipanare la matassa. Se Sparta piange, Atene non ride: tira un’ariaccia tra Pd e M5s non solo a livello nazionale, pure sul territorio dove andranno quasi ovunque divisi. Con i pentastellati che lamentano accordi sottobanco tra democratici e opposizione nella Marche sulla legge elettorale "per impedire che i candidati presidenti siano eletti in consiglio se non rientrano tra i primi due, mentre Renzi tenta la corsa in solitaria in Puglia, Veneto e Liguria. Senza storia sembrerebbe l’asse Pd-LeU, ovunque alleati: in realtà, c’è movimento a sinistra, dove la parte che fa riferimento a Bersani (Articolo Uno) già pensa alle politiche e ha in mente di presentare un cartello Speranza-Conte. 

Ma vediamo, regione per regione, che cosa si muove, partendo dal Veneto dove il quadro è chiaro: Zaia ha il vento in poppa, all’idea di sfidarlo tremano a tutti i polsi. Ci prova Lorenzoni, ex sindaco di Padova, per il Pd; i Cinquestelle puntano su Cappelletti mentre Italia viva scoprirà il suo campione nelle prossime ore. Situazione rovesciata in Toscana dove molti addetti ai lavori danno per scontata la vittoria del candidato democratico Giani, appoggiato da Renzi. Le ’regionarie’ hanno incoronato per M5s la consigliera Irene Galletti. L’accordo siglato in inverno, prevedeva che il candidato del centrodestra fosse leghista: Salvini indicò la pisana Susanna Ceccardi, dall’identikit molto simile a quello di Lucia Borgonzoni sconfitta in Emilia Romagna dal democratico Bonaccini. Di qui, dicono i maligni, alcuni ripensamenti del Capitano. 

Quanto alla Campania, la situazione forse è ancora peggio che in Veneto e Toscana. De Luca (Pd) non lo tocca nessuno, anche se i Cinquestelle vanno per conto loro (forse con Valeria Ciarambino) eppure a destra stanno litigando. Salvini vorrebbe uno dei suoi, ma il Cavaliere e FI insistono: Caldoro non si tocca. Né la Meloni è decisa a fargli sconti in Puglia, su cui il leader leghista non fa mistero di avere mire. "Gli accordi non si toccano e i sondaggi sono chiari: il candidato di Fd’I batte di gran lunga l’attuale governatore Emiliano ". Che è il candidato del Pd, non quello di M5s che punta su Laricchia, né di Renzi che presenta invece Scalfarotto. Espressione del partito di Giorgia anche il candidato del centrodestra nelle Marche: Acquaroli. Sotto le insegne di Pd e Iv correrà Mangialardi, mentre per i grillini c’è Mercorelli.E oggi si saprà se almeno in Liguria democratici e grillini si presenteranno insieme: Orlando e Crimi si vedranno per trovare una quadra: "A noi ci hanno escluso", tuona Iv. A destra naturalmente non c’è storia: l’uscente Giovanni Toti punta al bis.