Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista (Ansa)
Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista (Ansa)

Roma, 1 marzo 2018 - Alessandro Di Battista, il leader senza poltrone dei 5 Stelle (non è candidato e, in caso di vittoria, "non sarò ministro"), da mesi in giro per l’Italia, però, come se fosse candidato e come se fosse prossimo a occupare un ruolo-chiave nel post-elezioni, conclude in queste ore il suo lungo tour tra Rignano sull’Arno e Laterina, i luoghi di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi.

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Di Battista, partiamo dalla fine e guardiamo oltre il 4 marzo: come pensate di impedire possibili tentativi di reclutare parlamentari tra i vostri eletti, magari per dar vita a un governo di larghe intese?
"Purtroppo il vincolo di mandato in Italia non esiste. Se il MoVimento andrà al governo certamente introdurrà questa norma che è diventata necessaria per mettere fine a una ignobile degenerazione del nostro sistema parlamentare. Comunque, chi non dovesse condividere le nostre regole sarà libero di andarsene. Preferiamo perdere qualche parlamentare, magari interessato a tenersi tutto lo stipendio o al quale hanno promesso una poltrona, piuttosto che fare un solo passo indietro rispetto ai nostri principi".

A pochi giorni dal voto sembra che gli indecisi siano ancora qualche milione: che cosa dovrebbe spingerli a votare al termine di una campagna elettorale tra le più confuse e 'urlate'?
"Due cose: la prima è che andare a votare domenica è fondamentale perché, oltre a essere un dovere di ogni cittadino, riduce l'incidenza del voto controllato. Chi sta pensando di non andare alle urne per fare un dispetto ai partiti che hanno ridotto il nostro Paese in macerie, in realtà gli sta facendo il più grande dei favori. Questo perché le altre forze politiche hanno comunque pacchetti di voti a disposizione e la loro incidenza si riduce quanto più è alta la percentuale di votanti".

Vuol dire che c’è chi punta sull’astensione?
"Certo. I partiti non lo diranno mai esplicitamente, ma in realtà sperano che la percentuale di votanti sia bassa".

A voi, invece, interessa un’affluenza alta: perché gli indecisi dovrebbero scegliere voi?
"Perché se decidono di votare, come speriamo, si rendono conto che noi siamo davvero liberi. A destra come a sinistra, invece, partiti e conflitti di interesse, che non riguardano solo Berlusconi, sono una cosa sola. Loro devono rispondere agli interessi di chi li mantiene in vita: i grandi finanziatori, le lobby. Noi non prendiamo finanziamenti pubblici e ci autofinanziamo attraverso micro donazioni e questo ci consente di non avere padroni ai quali rendere conto".

Questo, in realtà, lo può sostenere ogni leader di partito. Quale è la posta in gioco il 4 marzo?
"Il futuro a breve e medio periodo del nostro Paese, per questo i cittadini dovranno scegliere da che parte stare, schierarsi. Se gli italiani vogliono continuare a votare quei partiti che hanno ridotto l'Italia in queste condizioni sono ovviamente liberi di farlo, ma le solite lamentele da bar poi non saranno più accettabili. Non si può puntare sempre il dito sugli altri: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Oppure gli italiani possono scegliere di dare fiducia al MoVimento, all'unica forza che non ha colpe rispetto ai disastri di questi ultimi 30 anni".

Quali sono i tre punti programmatici che fanno la differenza tra voi e gli altri partiti in campo?
"Se non le dispiace ne dico quattro: banca pubblica di investimenti per il sostegno alle piccole e medie imprese, la separazione tra banche d'affari e banche commerciali per tutelare i risparmiatori, il reddito di cittadinanza e il nostro piano energetico, che prevede il passaggio dalle energie fossili alle rinnovabili, che consentirà negli anni di generare moltissimi posti di lavoro e di migliorare la salute dei cittadini e l'ambiente".

Come pensate di coprire l’introduzione del reddito di cittadinanza e le altre proposte di spesa?
"Le coperture sul reddito di cittadinanza sono già state più volte indicate e sono note. Comunque, se dovessimo andare al governo avremo per la prima volta la possibilità di gestire il bilancio dello Stato. A quel punto potremo davvero decidere come e dove intervenire".

Qualora non doveste avere la maggioranza, a chi farete appello per formare il governo?
"A tutte quelle forze interessate a realizzare quelle riforme di cui l'Italia ha bisogno. Quelle che proponiamo non sono soltanto le soluzioni del Movimento 5 Stelle, sono soprattutto le risposte inderogabili e di buonsenso che il nostro Paese attende da troppo tempo".

Proprio lei ha presentato l’uomo che si candida a diventare, in caso di vostra vittoria, ministro dello sport, Domenico Fioravanti. Come mai questa scelta?
"Si tratta di un grande sportivo e di una persona molto seria e preparata, che conosce dall'interno pregi e difetti del mondo dello sport, a partire dall'insegnamento ai bambini nelle scuole fino al mondo del professionismo. Nel nostro Paese c'è bisogno di intervenire in questo settore da molti punti di vista. Penso alle strutture sportive che in molte aree del Paese sono carenti, al doping, ai conflitti di interesse, che riguardano anche alcune nostre federazioni e che vanno assolutamente rimossi".

Un’ultima nota, si conclude il suo tour in camper che ha attraversato la Penisola: che cosa le rimane?
"È stata una bellissima esperienza attraversare tutte le regioni di questo meraviglioso Paese. Sono stato accolto ovunque da un calore incredibile e la cosa che mi ha reso felice è che le persone mi hanno trattato come uno di famiglia. Percorrendo la provincia italiana ho respirato tanta voglia di cambiamento e di riscatto, ma ho anche potuto toccare con mano problemi e drammi che angosciano i cittadini: la perdita del lavoro da parte degli adulti e l'impossibilità per i giovani di costruirsi un futuro dignitoso, i centri storici che si svuotano, i piccoli commercianti messi in crisi dallo strapotere della grande distribuzione, i tagli alle strutture sanitarie di prossimità, l'inquinamento dei territori o i problemi di dissesto idrogeologico. Questioni vere, concrete, lontane mille miglia dalle chiacchiere della politica nei salotti delle tv". 

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